Cavalli al pascolo: vantaggi, problematiche e sostenibilità

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Il pascolo per il cavallo è una soluzione salutare che consente stare all’ aria aperta, di fare esercizio, di migliorare il benessere e che può diminuire notevolmente la spesa  per l’alimentazione.

Per fornire  al cavallo un ambiente meno restrittivo e innaturale del box e per ridurre le spese, ora si usa molto dividere i terreni in tanti piccoli appezzamenti chiamati   paddock ,forniti di capannine ,  acqua e divisi tra di loro da recinzione elettrificata .

Quelli che erano prati o pascoli, senza un’ opportuna gestione, diventano in breve tempo terreni desertificati e pieni di piante infestanti.

Spesso si tengono più cavalli di quanto un terreno ne consenta, creando il fenomeno del sovrapascolamento, il calpestìo continuo compatta il terreno, lo rende impermeabile all’acqua per cui diventa fangoso d’inverno e polveroso d’estate, con sviluppo di patologie correlate.

Il motivo per cui i pascoli su cui soggiornano i cavalli sono soggetti a impoverimento sono molteplici.  Il cavallo ha la fama di essere un pessimo pascolatore . La conformazione del suo piede con un unico dito e la presenza di incisivi sia superiori che inferiori , danneggiano il colletto della pianta  e  l’apparato radicale perché calpestano e strappano a raso terra , il modo di pascolare a “spot” , un po’ qua e un po’ là,  non consente di sfruttare al massimo le superfici. Considerando poi  che   il cavallo non mangia più intorno alla zona dove ha sporcato,  anche  se le feci  vengono  rimosse, riduce ulteriormente sia la ricrescita delle essenze erbacee sia la zona di pascolo, a favore di piante meno appetibili e infestanti.     Quando non c’è più niente da mangiare, vengono attaccati gli alberi e le staccionate, a meno che non si fornisca fieno.

Il pascolo, se ben gestito, non solo permette un notevole risparmio sull’alimentazione, ma soddisfa i bisogni etologici e comportamentali del cavallo, con notevole incremento della sua capacità produttiva in termini di qualità del lavoro.

L’errore che si commette di frequente, è tenere più animali di quanti una superficie possa sopportare.  In breve si procura un inquinamento ambientale perché il carico di azoto derivante dalle deiezioni  viene assorbito dal terreno e più in profondità dalle falde acquifere.  In questo modo si selezionano  alcune specie erbacee non commestibili più resistenti, rispetto ad altre edibili danneggiate dal sovrapascolamento , con  perdita di fertilità del terreno.  Sulla superficie e in profondità della terra, anche se noi non li vediamo, esistono una miriadi di animaletti che contribuiscono alla  sua sopravvivenza, e di questi insetti si nutrono gli uccelli e i  piccoli mammiferi terricoli di cui si nutrono i predatori più grandi, in poche parole, se si disertifica la terra, si uccide la  biodiversità* .

*La coesistenza in uno stesso ecosistema di diverse specie animali e vegetali che crea un equilibrio grazie alle loro reciproche relazioni.

In questi ultimi anni molta attenzione è riposta sui temi della socialità del cavallo per incrementarne il benessere psico-fisico,  sempre più strutture si organizzano per tenere i cavalli in gruppi, con gestione naturale, paddock paradise e metodo barefoot ( scalzo).

Poca attenzione invece è data ai benefici  dell’alimentazione fresca pascolata  che fornisce energia, mantiene l’intestino in continuo movimento prevenendo le coliche, fornisce un equilibrato apporto di carboidrati e proteine, mantiene l’animale occupato per molte ore evitando l’insorgenza di problemi comportamentali dovuti alla noia, diminuisce l’integrazione con mangimi e pellettati.

Inoltre col pascolamento il cavallo evita di ingerire sabbia, terra  e inalare polvere  situazione che accade quando viene lasciato il foraggio per terra.

L’impatto ambientale dovuto all’inquinamento dei terreni  è  aumentato  per l’uso improprio  di antiparassitari, i  vermifughi,  somministrati erroneamente in modo preventivo ,che vengono escreti con le feci in forma ancora attiva. Questi prodotti ,tutti a base di Avermectine, sono estremamente tossici per l’ambiente in quanto si legano al terreno e uccidono la microfauna responsabile della fertilità della terra. Attraverso l’apparato radicale i farmaci passano nelle piante e negli ortaggi  , (chi pensa di concimare l’orto con lo stabbio di cavallo deve assicurarsi che non abbiano assunto medicine), e hanno una persistenza lunghissima nell’ambiente, si parla di molti anni.  Una delle vittime eccellenti  di questi farmaci è il lombrico, ma  è nociva anche per molti insetti e pesci di acque dolci che sono soggetti a mutazioni genetiche.

Si evince che  una gestione  intensiva dei cavalli al pascolo può essere causa di inquinamento e forte riduzione di biodiversità.

Cosa si può fare allora?

L’evoluzione verso una gestione che tenga in equilibrio uomo-animale-ambiente  è insita nel concetto di agroecologia. La gestione agroecologica è un vero e proprio sistema di produzione dove il controllo umano è di fondamentale importanza.  Spesso si ha la percezione erronea che il ritorno alla natura sia lasciare l’ambiente a sé stesso e gli animali liberi di fare quello che vogliono. Questo è il modo migliore per rovinare un ambiente, perché dove c’è interazione uomo-animale, anche se si possiede un cavallo solo, quell’ambiente sarà molto delicato da gestire, per evitare danni irreversibili alle piante, al sottobosco, al cotico erboso, alla fauna terricola e selvatica e inquinamento delle falde acquifere.

La pratica agroecologica è molto sofisticata e più impegnativa dal punto di vista organizzativo rispetto a quella tradizionale intensiva, perché richiede studio, approfondimento , grande capacità di osservazione e collaborazione tra le varie figure professionali.

Per non rovinare un pascolo bisogna prevedere delle rotazioni e turnazioni.  Le rotazioni prevedono un utilizzo del pascolo alternato tra diverse specie pascolanti, esempio pecore o bovini, e  a colture erbacee.

Nella turnazione dei pascoli si deve tener conto del tempo di permanenza in base al carico animale, alla qualità delle specie erbacee presenti e  alla stagione . Il cavallo non può pascolare tutto il giorno come i ruminanti, specialmente in primavera, a causa del suo sistema digestivo che non sopporta grandi fermentazioni, che sono causa di  laminite.

La  turnazione ha anche il vantaggio sia di permettere la ricrescita delle essenze erbacee e del controllo delle piante infestanti ma anche  di mantenere bassa la carica parassitaria, in quanto se le uova schiudono, non trovano l’ospite sensibile.  Si può ridurre l’uso di antiparassitari  effettuando un  monitoraggio dei parassiti  e intervenire con antiparassitari mirati che hanno un minor impatto ambientale  evitando le molecole  a largo spettro, come le Avermectine.

L’uso dell’omeopatia  come metodo di cura delle comuni malattie e delle parassitosi, è parte integrante  del modello agro-ecologico. I rimedi omeopatici  sono sostanze che non lasciano residui nell’ambiente e negli animali, hanno un costo basso  e possono essere somministrate nell’acqua da bere o singolarmente, senza stressare l’animale.

Per attuare un sistema agro-ecologico c’è bisogno di molte figure professionali che interagiscono, come il veterinario esperto in agro-ecologia, l’agronomo, l’allevatore e il personale addetto.

Se si parla di piccole realtà con pochi cavalli, un veterinario esperto in materia  può dare avvio al sistema e monitorarlo.

Non dimentichiamoci che, sebbene il cavallo venga usato come animale sportivo, il modo in cui viene gestito nei grandi e piccoli circoli ippici, rientra a pieno titolo nel modello di allevamento intensivo al pari di quello bovino, suino e avicolo, perché rispecchia il concetto di un numero elevato di animali in piccoli spazi, con ricadute sul benessere e sull’ambiente.  Anche la persona, adulto o bambino che impara, viene molto condizionata dal sistema intensivo di gestione del cavallo, spesso basato solo sul concetto di uso senza preoccuparsi delle ricadute etiche, di benessere ed ambientali.

L’agroecologia, è un modello sperimentato con successo su specie da reddito e applicabile  nel cavallo con opportuni adeguamenti  e accorgimenti.

 

 

Dr. Carla De Benedictis

Medico Veterinario

Diplomato in Omeopatia e Agopuntura

Rocca di Papa (Roma)

 

Bibliografia:

  1. Bloom R.A.,Matheson J.C. 3rd., Environmental assessment of avermectins by the US Food and Drug Administration, Vet Parasitol. 1993 Jun;48(1-4):281-94.PMID: 8346641

 

  1. Caporali F., Ecologia per l’agricoltura, Edizioni Utet, 1991.
  2. De Benedictis C., Pisseri F., Venezia P., Con vivere, l’allevamento del futuro, Macro Edizioni, 2015
  3. De Benedictis C. “Problemi comportamentali nel cavallo” Atti  congresso di Omeopatia Veterinaria  Verona  2007
  4. De Benedictis C., Inquinamento da farmaci “ Il Granulo- anno VI  n 15  Primavera 2011
  5. De Benedictis C., Emergenza farmacoresistenza “ Il Granulo- anno VI  n 16  Estate 2011
  6. De Benedictis C., “ Animal machine” ,  Le tecnopatie nel  cavallo  :Atti del convegno  I.O.V.  Società Italiana di Omeopatia Veterinaria “  Bologna 29-30 Ottobre 2011
  7. De Benedictis C. Il cavallo in scuderia : cosa curare ?, 30 Giorni Numero 10  Anno 2011,pag 30-31
  8. Defonseca, M., DMV  Une prairie pour le cheval de loisir, http://www01.vet2vet.net/
  9. Hempel, H.,Scheffczyk, A., Schallnass, H.J., Lumaret, J.P., Alvinerie M., Römbke, J., Toxicity of four veterinary parasiticides on larvae of the dung beetle Aphodius constans in the laboratory, Environ Toxicol Chem. 2006 Dec;25(12):3155-63
  10. Holzer, S., La permacoltura, Macro Edizioni, 2010

 

  1. Jensen, J.,Diao, X., Hansen, A.D., Single- and two-species tests to study effects of the anthelmintics ivermectin and morantel and the coccidiostatic monensin on soil invertebrates,  Environ Toxicol Chem. 2009 Feb;28(2):316-23. doi: 10.1897/08-069.1.

 

  1. Kolar,L., Erzen a,N.K., Hogerwerf L., C., van Gestel, C.A.M., Toxicity of abamectin and doramectin to soil invertebrates, Environmental Pollution Volume 151, Issue 1, January 2008, Pages 182-189

 

  1. Liebig,M., et all., Environmental Risk Assessment of Ivermectin: A Case Study, http://onlinelibrary.wiley.com
  2. Nebbia C, Residui di farmaci e contaminanti ambientali nelle produzioni animali, Edises srl, Napoli, 2009

 

  1. Perry, B.D., Randolph, T.F., Improving the assessment of the economic impact of parasitic diseases and of their control in production animals, Vet Parasitol. 1999 Aug 1;84(3-4):145-68.

 

  1. Pisseri F, De Benedictis C, Roberti di Sarsina P, Azzarello B (2013) Sustainable Animal Production, Systemic Prevention Strategies in Parasitic Diseases of Ruminants. Altern Integ Med 2:106. doi:4172/aim.1000106
  2. Pisseri, F., Allevamento agroecologico, 2012, francescapisseri.it/.
  3. Pisseri, F., Terapia e prevenzione delle parassitosi nell’allevamento agroecologico, in Ati del seminario “Gestione delle parassitosi nell’allevamento biologico”, 2013
  4. The British Horse Society, Advice on pasture management
  5. USDA, NCRS, Missouri Pasture Management, A Guide for owners, 2008
  6. Vaarst, M. et al., Salute e benessere animale in agricoltura biologica, Edagricole Bologna, 2006
  7. Vètèrinairs Sans Frontières Europa, Through agroecology to one health, 3th position paper, 2014
  8. Yoshimura,H.,  Endoh S., Acute toxicity to freshwater organisms of antiparasitic drugs for veterinary use  Environ Toxicol. 2005 Feb;20(1):60-6 PMID:15712325

 

 

 

 

 

 

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TORINO 20-21 settembre 2014 REPORT delle GIORNATE TORINESI: ALLEVAMENTO ETICO E SOSTENIBILE

carla torinoREPORT GIORNATE TORINESI: ETICO E SOSTENIBILE
Si sono concluse le 2 giornate torinesi che hanno trattato di produzione e consumo nel rispetto degli esseri
viventi e dell’ambiente.
In una cornice speciale – i locali dell’ex Ospedale Omiopatico di Torino, per anni in disuso ed ora sede di
attività culturali – ci si è ritrovati per parlare di sostenibilità ambientale, consumo consapevole, nutrizione
di qualità.
Relatori e argomenti diversi tra loro ma in perfetta sinergia; riflessioni, approfondimenti, informazioni su
animale/uomo/salute/benessere/omeopatia/cibo/ambiente in un intreccio ricco e profondo, nel rispetto e
nell’ascolto.
Introduce la Dott.ssa Nuovo, Presidente della SIOV, che punta l’accento sulle 2 parole chiave dell’incontro,
SOSTENIBILE ed ETICO. “Tenere su supportandone il peso” e “mantenere e condurre verso il futuro”: è
questo il significato che sta nell’etimo della parola. Per centinaia di anni la Natura ha sostenuto l’Uomo, ora
tocca all’Uomo sostenere la Natura, “per non compromettere la possibilità delle generazioni future di
rispondere ai propri bisogni (Commissione Mondiale per l’Ambiente e lo Sviluppo)”. E parlando di etica la
domanda in questo caso diventa: può esistere una zootecnia etica? Non si tratta di dare giudizi morali ma di
divenire consapevoli della responsabilità che ci si assume in quanto consumatori. Scegliendo un cibo
piuttosto che un altro muoviamo un sistema che ci comprende e il nostro gesto quotidiano diventa quindi
importante, se non addirittura determinante, per le svolte future.
L’argomento è stato ripreso e allargato nell’intervento del filosofo Renato Lavarini, che ha saputo fornire
una “culla” di riflessioni dalla quale si sono dipanati gli interventi successivi. Mangiare, nutrirsi, non si tratta
di sinonimi! Entrambi i verbi esprimono un modo d’essere, una particolare visione del mondo: MANGIARE
come fare uso del mondo, NUTRIRSI come porsi in relazione col mondo. In un rapporto equilibrato, privo di
prevaricazione, l’Uomo, custode della Terra, saprà prendersene cura governandola, amministrandola,
conservandola e sviluppandola “con saggezza e prudenza come amministratore fiduciario di Dio, il quale ha
affidato questa buona creazione ai suoi figli” (P. Lapide – Bibbia tradotta, Bibbia tradita-)
Il Dr Magnetti ci ha portati in viaggio nel vegetarianesimo del passato e con il Dr Gorgerino si è entrati negli
alimenti per studiarne caratteristiche e qualità intrinseche. L’aspetto più strettamente legato alla dieta e
alla combinazione degli alimenti è stato affrontato con rigore la domenica mattina: il nutrizionista Mauro
Mezzogori ci ha “iniziati” alla dieta di segnale e la chef vegana Elena Albera, peraltro anche addetta alla
ristorazione durante i break, ci ha deliziati con la sua esperienza e le sue ricette semplici e veloci.
In finire di mattinata del sabato la divertente scenetta teatrale, sul tema cibo finto o cibo sano, ha portato
una ventata di ilarità su un tema così spinoso. Bravi i due attori dilettanti!!! Da ripetere in altre sedi.
La Dott.ssa Tarantola ha parlato dell’impegno istituzionale (Università) sui 3 campi: animali, uomo,
ambiente; ha illustrato una ricerca volta a valutare la percezione del benessere dei propri animali da parte
di un campione di allevatori, il loro senso di responsabilità morale nei confronti degli animali stessi e la loro
propensione al miglioramento anche attraverso progetti di cooperazione.
Il Dr Moiraghi si occupa di agricoltura biodinamica e ha illustrato come sia possibile valutare
oggettivamente le caratteristiche intrinseche dell’alimento, non legate alla parte meramente materiale del
cibo, alle sue componenti fisiche, ma a quelle più “sottili”, definite formatrici. Attraverso l’analisi
morfologica degli alimenti, in particolare la cristallizzazione sensibile e la cromatografia circolare, si evidenziano le forze di crescita e di maturazione. L’alimento coltivato in armonia ed equilibrio dona
immagini ripetibili, da cui si discostano (immagine alterata nella struttura o con forti anomali) gli alimenti
coltivati, trasformati , conservati o cotti in modo tale da demolirne le forze vitali.
La Dott.ssa Pisseri, la Dott.ssa De Benedictis, il Dr Venezia e il Dr. Fazzi, veterinari impegnati sul campo,
hanno portato le loro esperienze mostrando quanto la conoscenza dell’etologia delle diverse specie
d’allevamento sia un requisito indispensabile per la tutela della loro salute; solo garantendo modalità di
allevamento in accordo con le esigenze etologiche di ogni specie si potrà garantire benessere e di
conseguenza fare prevenzione sanitaria. Il messaggio è stato reso più esplicito dal bellissimo filmato
prodotto nell’azienda agricola Boccea (Roma), in cui viene mostrato come sia possibile, gratificante e di
valore etico allevare in tale modo: pascolare, avere una vita di branco, i vitelli con le madri, libertà di
muoversi e di ESSERE, la relazione con l’uomo improntata alla fiducia e non alla paura! Nel filmato sono
mostrati anche i momenti importanti in cui viene prescritta e somministrata la terapia, in questo caso
rigorosamente omeopatica.
L’impiego dell’Omeopatia come valido supporto terapeutico per la prevenzione e la cura nell’allevamento
viene mostrato nei suoi aspetti generali e peculiari dalla dott.ssa Pisseri ; bassi costi, zero impatto
ambientale, approccio del tutto innovativo. Le patologie vengono affrontate con successo, è necessaria
però una preparazione specialistica adeguata.
La Dott.ssa Zanino, pediatra omeopata, ci parla delle ripercussioni che ha sulla salute dei bambini la qualità
degli alimenti e illustra le ultime linee guida riguardanti lo svezzamento e l’alimentazione dell’infanzia,
totalmente rivoluzionate rispetto al passato. Ci racconta infine della sua esperienza di pediatra, tra
difficoltà e soddisfazioni nell’ accompagnamento delle madri verso il cambiamento.
Sempre in tema di Omeopatia, il Dr Iodice si occupa del benessere umano e mostra, in finire di convegno, la
singolarità del metodo che, passando per un’approfondita anamnesi e prestando attenzione alla singolarità
dell’individuo in ogni sua manifestazione, attraverso lo studio dell’analogia tra quadro patologico indotto
dalla sostanza e quadro patologico presentato dal malato, permette al medico di operare una scelta
terapeutica personalizzata.
Terminano così due giornate ricchissime. Informazioni importantissime per chi vuole essere protagonista
delle proprie scelte alimentari, per chi non intende fermarsi alla superficie delle cose, per chi intende fare
della propria vita un percorso di crescita costante.

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ALLE RADICI DELL’AGROECOLOGIA Fabio Caporali, Università degli Studi della Tuscia

ALLE RADICI DELL’AGROECOLOGIA

Fabio Caporali, Università degli Studi della Tuscia

Gli studi accademici nel campo dell’agricoltura iniziarono in Italia prima della costituzione dello Stato italiano quando, nel 1844, un corso accademico in Scienze Agrarie della durata di tre anni fu istituito presso l’Università di Pisa nel Granducato di Toscana. Quel corso di studi era mirato a progettare e realizzare una azienda agraria come “sistema”, con diversi componenti (campi e colture, foraggi e bestiame, lavoro umano, arnesi ed edifici), da organizzare in maniera sostenibile secondo obiettivi socio-economici ed ambientali ( Ridolfi, 1844; Cuppari, 1862). In quella attività accademica si riconosce oggi una visione “sistemica”, perseguita sia nella teoria che nella pratica con esempi condotti in aziende di quel tempo dislocate sul territorio toscano. La moderna Agroecologia trova alcune delle sue inesplorate radici proprio nella memoria documentata- in particolare sul Giornale Agrario Toscano- di quella attività didattica e di ricerca, ispirata ai principi di indagine galileiana e basata sulla osservazione dei fatti. Pietro Cuppari esprime chiaramente la visione dell’azienda come “corpo”, cioè come unità composta di molte parti da organizzare armonicamente al fine di realizzare integrità funzionale e sostenibilità. La metafora del “corpo” aziendale anticipa la denominazione scientifica odierna di “agro-ecosistema” aziendale. Il lavoro pionieristico di Cuppari fu poi riscoperto e riproposto da Alfonso Draghetti (1948) nella sua opera “ Principi di fisiologia dell’azienda agraria” che, nel titolo e nel contenuto, richiama ed approfondisce la visione “organica”, o sistemica, del Cuppari. Draghetti fu uno dei primi studiosi in Italia e nel mondo a definire il modello di circolazione di energia-materia in una azienda agraria con il metodo input/output e con prove sperimentali condotte a livello aziendale per quantificare i benefici dell’integrazione di colture ed animali in allevamento al fine di incrementare le rese e mantenere la fertilità del suolo. Caporali (2010) ha riferito sul valore di questa tradizione , riconoscendola come base agro-ecologica per ricerche e studi agricoli, in particolare per l’esercizio dell’agricoltura biologica.

Nella visione di Draghetti, la biodiversità degli agro-ecosistemi deve essere organizzata in modo da produrre integrità ecologica tra i componenti, cioè una integrazione strutturale e funzionale conforme ai principi ecologici che regolano le reti trofiche e la circolazione della materia. A seguito della integrità ecologica si realizza la sostenibilità dell’agro-ecosistema, cioè la proprietà di persistere e produrre. L’integrità ecologica è la condizione che permette auto-organizzazione dei processi di scambio di energia-materia e quindi si riferisce ad uno stato di completezza ed individualità che richiede minimo supporto esterno (Karr, 1991). Il risultato della integrità degli ecosistemi è la capacità di mantenere una comunità bilanciata ed adattativa con uno sviluppo auto-organizzato ( Muller e al.,2000). L’integrità ecologica ha a che fare con il mantenimento del capitale naturale negli ecosistemi antropizzati, cioè con la presenza di una struttura di componenti e processi capace di auto-organizzazione, che quindi permetta produttività e un alto livello di autonomia in una prospettiva di lungo termine. Negli agro-ecosistemi sostenibili, l’organizzazione dei componenti e dei processi deve essere realizzata per preservare sia la fertilità del suolo che per creare le condizioni favorevoli per la protezione delle colture e del bestiame contro l’infestazione di erbe, insetti ed agenti patogeni. Aspetti basilari di integrità ecologica da assicurare negli agro ecosistemi riguardano: a) l’integrazione dei livelli trofici; b) l’integrazione delle funzioni dei componenti. La resilienza e la sostenibilità negli agro-ecosistemi può essere accertata con l’uso di indicatori strutturali e funzionali a differenti livelli di organizzazione ( Caporali e al., 2003; Caporali, 2010). Una organizzazione di azienda agraria a conduzione familiare, basata su principi di integrità ecologica, è stata presente nella storia dell’agricoltura italiana a partire dall’epoca

medioevale, fornendo la base per promuovere sinergia tra gente e territorio ( Haussmann, 1964). Il senso di apparteneza-interdipendenza tra agricoltori e terra è una componente basilare anche oggi per il successo di modelli stabili di agricoltura biologica basati sulla tradizione e sulla specificità locale.

Bibliogafia

 

Caporali, F. 2010. Agroecology as a transdiscipliary science for a sustainable agriculture. In “ Biodiversity, Biofuels, Agroforestry and Conservation Agriculture” ( Lichtfouse, E. Ed.), 1-71. Springer.

Caporali, F., Mancinelli, R. e Paolini, R. 2003. Indicators of cropping system diversity in organic and conventional farms in Central Italy. Int. J. Agric. Sustain. 1, 67-72.

Cuppari, P. 1862. Saggio d’ordinamento dell’azienda rurale. Firenze, Cellini.

Draghetti, A. 1948. Principi di fisiologia dell’azienda agraria. Istituto Ed Agricolo, Bologna.

Haussmann, G. 1964. La terra e l’uomo. Boringhieri, Torino.

Karr, J.R. 1991. Biologica integrity: a long-neglected aspect of water resource management. Ecol. Applications, 1, 66-84.

Muller, F.; Hoffann-Kroll, R. e Wiggering, H. 2000. Indicating ecosystem integrity- theoretical concepts and environmental requirements. Ecological Modelling, 130, 13-23.

Ridolfi, C. 1843. Prolusione alle lezioni di Agronomia e Pastorizia, letta nell’ Aula Magna della Università d Pisa l’8 gennaio 1843. Firenze, Galileiana.

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