Mastite in una pecora curata con l’Omeopatia

Vengo chiamata una mattina da un piccolo allevatore a causa di una pecora che a suo parere aveva l’indigestione. Vuole sapere per telefono cosa può darle e io gli rispondo che non faccio visite telefoniche, le bestie le devo vedere. “Sono già tre giorni che sta male, venga subito allora! “ dice con tono perentorio. Devo dire che in tanti anni di professione ho affinato le tecniche del self control e gli dò un appuntamento dopo 2 ore.

E’ una grossa pecora di razza comisana, con due abbacchi bellissimi. Dato che aveva finito il mangime, il proprietario le ha dato un bel po’ di schiacciato per cavalli provocando acidosi ruminale e un blocco del rumine; le era già stato somministrato, come si fa un questi casi, bicarbonato di sodio e lievito di birra con risultati nulli. E’ sdraiata per terra occhio fisso,non va di corpo da tre giorni, è molto sofferente e non è gonfia. La temperatura è di 41°C non è difficile diagnosticare oltre all’acidosi ruminale, una mastite provocata da errore alimentare. Nelle pecore è quasi sempre mortale e iniziare il lunedì con un sicuro insuccesso, mi deprime un po’. Mentre sono lì inizia a evacuare feci molli, mucose e scure. Scelgo di non farle subito l’antibiotico, perché le condizioni di tossicosi e disidratazione erano gravi e nella mia esperienza organismi con poca energia vitale non reggono l’aggressione dell’antibiotico. E’ una scelta rischiosa e criticabile, ma molte sono le pecore e le capre che mi sono morte in seguito a ciò, nonostante infusioni in vena di liquidi.

Il rimedio da me scelto è Arsenicum album 30 Ch in gocce sciolte in acqua e somministrato ogni ora con la bottiglietta del Gatorade, che ho trovato molto utile anche nei maiali. La mattina dopo, presto, il proprietario mi chiama che la bestia sta male e la vuole sopprimere. Vado, la rivisito: sta cominciando a reagire, il rumine si muove un pochino, ha diarrea, è molto sofferente, la mammella è dura gonfia, rossa, dolente, esce un essudato giallino scuro, la febbre è a 40°. Mentre il proprietario sbraita perché pretende che io la sopprima, preparo l’antibiotico e somministro Belladonna 200ch intervallata da Pyrogenium 5ch (avevo solo quella potenza a disposizione) ogni mezz’ora. Vado via con un cancello che mi si chiude alle spalle rumorosamente, e lui che grida “ Che si crede, io ho esperienza delle bestie, questa muore, perché farla soffrire? “ Solo dopo scoprirò il motivo di tale arrabbiatura…

La mattina dopo sul tardi ricevo una telefonata: “Dottoressa buongiorno, sono il padre della pecora!” Da lì intuisco che è ancora viva Allora come va? E’ in piedi e mangia ! Mi precipito sul posto e sembra un miracolo vederla in quelle condizioni. Benedico l’omeopatia, Samuel e la mia fede… La febbre è scesa a 38° e mezzo,la bestia si corica sul lato più colpito, la mammella è un ammasso duro,dolente rischia di andare in necrosi. Impongo ai proprietari di mungerla più volte al giorno e cambio terapia somministrando Phytolacca 30 ch e Bryonia 30 ch ogni ora, naturalmente con antibiotico e lievito di birra per affrettare la ricostituzione della flora microbica ruminale danneggiata dall’acidosi. Dico al proprietario di fare tutto con scrupolo,perché se va bene scrivo un articolo sul giornale. Questa cosa lo gratifica molto e sarà un grosso incentivo per il seguito della storia.

Dopo 2 giorni ritorno, la bestia sta bene ma la mammella è malandata, ancora dolente anche perché gli abbacchi cercano comunque di alimentarsi, non amando molto il latte artificiale che gli era stato somministrato fino a quel momento.

Aggiusto la terapia Bryonia 1000 ch e Phytolacca 200ch mattino e sera per 4 giorni

Durante questa terapia la mammella ha ripreso la sua funzionalità completa nel quarto destro e per metà nel quarto sinistro. Dopo 9 giorni somministro Bryonia XMK una volta al giorno per 7 giorni.

Dopo altri 9 giorni la ricontrollo e sta veramente meglio e il proprietario dice che comunque la vuole macellare perché la mammella è rimasta un po’ dura. Lo capisco, ad una successiva gravidanza la percentuale di sviluppare un’altra mastite è molto alta. Gli abbacchi, ormai cresciuti sono bellissimi e ancora ciucciano .Lei pascola al prato insieme a resto del gregge ed è una madre premurosa. Mi dispiace, vorrei allungarle la vita e gli chiedo di aspettare somministrandole Conium maculatum 200 ch una volta al giorno per 10 giorni.

Vado a rivederla e l’ammasso duro si è ridotto alle dimensioni di un grosso pugno.

Insisto e gli prescrivo Conium Maculatum 1000 ch la dose unica sciolta dentro la bottiglietta per 7 giorni.. Alla visita successiva (ormai è un piacere intrattenermi con il sg. Antonio ) l’ammasso si è ridotto della metà, ma certo non è sparito. E’ durante la conversazione che il proprietario mi racconta l’esperienza orrenda che ha vissuto durante la colica del suo cavallo, che a quanto pare si è presentata subito chirurgica e che per incompetenza nel formulare una diagnosi certa, è morto con atroci dolori.

Sono contenta che abbia riacquistato la fiducia nella nostra categoria e mi permetto di dirgli

“ dica la verità, ha pensato che fossi matta quando le dicevo che quelle palline avrebbero salvato la vita alla sua pecora? Risposta “ Dottorè il mondo l’hanno fatto i matti, mica quelli normali!”

Ringrazio il sg.Antonio perché senza i proprietari collaborativi, l’omeopatia sugli animali non potrebbe essere realizzata con successo.

CRITERIO PER LA SCELTA DEI RIMEDI DURANTE IL CASO ESPOSTO

Ho deciso di usare due rimedi contemporaneamente, metodo incorretto dal punto di vista unicista, seguendo il mio istinto davanti a un caso acutissimo in una specie in cui questo tipo di patologia porta nella maggior parte dei casi alla morte del soggetto. L’uso dell’antibiotico, che di per sé non è risolutivo, è un mio dovere e un diritto da parte di chi mi chiama di avere a disposizione tutti i metodi di terapia disponibili per salvare la vita a un animale.

ARSENICUM ALBUM per intossicazioni di origine alimentare

BELLADONNA per i segni classici dell’infiammazione e per la violenza dei sintomi

PYROGENIUM per la febbre di origine settica

PHYTOLACCA per il dolore iperacuto, gonfiori ghiandolari con calore e infiammazione, mammelle dure e dolenti

BRYONIA perché si corica sul lato malato e la temperatura è scesa e ha grande sete

CONIUM per indurimenti e ingrossamenti ghiandolari mammelle lasse dure e dolenti

1 Commento

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Una risposta a “Mastite in una pecora curata con l’Omeopatia

  1. omeopatiaebiologico

    questo è un esempio di come si può curare una mastite senza usare troppi farmaci