I veterinari applicano sempre il consenso informato nei riguardi delle MNCV?

pastor-centroCONSENSO INFORMATO IN VETERINARIA

Può capitarvi  di andare presso una struttura veterinaria e vedervi porgere un modulo da firmare  dove vi si chiede di acconsentire per iscritto al trattamento terapeutico per il  vostro animale. Si tratta del Consenso Informato. Vediamo in dettaglio di cosa si tratta.

Nel nuovo codice deontologico dei medici veterinari all’  Art n. 29  “Obbligo di informazione e consenso informato nella pratica veterinaria”, viene indicato esplicitamente  il  dovere del medico veterinario al consenso informato.

Cosa significa e in cosa consiste il consenso informato?

Giuridicamente nel momento in cui un proprietario di animali si rivolge al veterinario per avere da lui una prestazione professionale, si stabilisce tra i due un rapporto contrattuale di opera professionale, anche se non scritto, che necessita l’accordo tra le parti per renderlo valido.

Il veterinario deve ottenere dal proprietario uno specifico assenso alla prestazione che va a svolgere, in particolar modo se il trattamento sanitario comporta dei rischi.

Questo viene chiamato CONSENSO INFORMATO ed è un dovere che trova fondamento nella Carta costituzionale, nel codice di procedura civile e penale.

Dunque se il cliente si rivolge al veterinario per la cura del proprio animale e accetta l’intervento terapeutico, il veterinario “si obbliga” a curare l’animale ma non ne garantisce la guarigione.

Il rischio per la mancata realizzazione del risultato, per capirci, una terapia che non ha l’esito sperato, ricade sul cliente.

Il veterinario da parte sua ha diversi obblighi. Il primo e principale è la cura dell’animale, a cui segue il comportarsi con correttezza,  che deve essere reciproco, veterinario↔cliente.  Il veterinario ha il dovere di informazione nei confronti del cliente, anche su argomenti “scomodi” come dissuadere il cliente a eseguire interventi estetici (taglio della coda e orecchie) e informare sul concetto di benessere animale, senza paura di venire ridicolizzato o purtroppo, di perdere il cliente.

La cooperazione consiste da parte del veterinario nel dare tutte le informazioni possibili in modo chiaro, da parte del proprietario acquisire queste informazioni come necessarie e indispensabili ai fini della guarigione dell’animale.

Il veterinario ha dunque l’obbligo di informare e proporre al cliente la sua scelta chirurgica o farmacologica e questa potrebbe non essere condivisa e /o accettata dal cliente che ne richiede un’altra, ma che essendo questa scelta contraria alla sua volontà , può rifiutarsi di effettuarla  rendendo nullo il contratto.

Facciamo il caso che un cliente si rivolga ad un veterinario perché il proprio animale è affetto da tumore con metastasi.

Il veterinario valuta il caso e si prospettano tre scelte:

  1. eutanasia
  2. trattamento farmacologico e chemioterapico
  3. trattamento del dolore

Si possono verificare due casi

    1. Il veterinario operando in scienza e coscienza, considera che il trattamento n 2 sia il più idoneo da effettuare. Ha fatto la sua scelta e la propone al cliente.    Questo se non l’accetta,  libera il veterinario dall’ obbligo nei suoi confronti, perché il veterinario non è tenuto ad eseguire un trattamento contrario ai suoi principi di  scienza e coscienza.
    2. Il veterinario ritiene che qualsiasi trattamento sia valido e la scelta spetta al cliente

Qualsiasi scelta da parte del cliente, perché sia consapevole e libera, deve essere preceduta da una corretta e completa informazione da parte del veterinario. Solo in questo caso si può parlare di consenso informato.

Il consenso può essere tacito o implicito: non viene dichiarata una volontà, ma se il cliente va in una struttura per una vaccinazione, è implicito che la vuole.

Oppure il consenso può essere scritto, quando si tratta di interventi sanitari che potrebbero avere anche esito non favorevole o fatale.

Dobbiamo infatti essere consapevoli che qualsiasi atto medico non è esente da rischi e purtroppo la pratica clinica ci insegna che anche il più banale degli interventi su un animale sano, può avere conseguenze drammatiche. Conosco un collega che ha dovuto dare fondo alle sue risorse per difendersi da un’accusa di malpractice, perché somministrando una banale iniezione di vitamina ad un cavallo di pregio, questi cadde in terra morto sul colpo.  Era un soggetto fortemente allergico a un componente del medicinale, e nessuno poteva saperlo!   O ci sono animali allergici ad alcuni anestetici e non si svegliano più, e succede anche alle persone che in seduta dentistica, magari per una cura di una carie,  muoiono per shock anafilattico all’anestetico locale.

E’dunque impensabile che per un qualsiasi atto medico si debba firmare un modulo di consenso informato. Diciamo che nelle attività sanitarie che vanno oltre la routine, come interventi chirurgici, amputazione di un arto, asportazione di un organo ed eutanasia, vi sarà chiesto di firmare il modulo,col quale voi acconsentite alla procedura sanitaria.

E’ importante che il veterinario informi il cliente su tutte le alternative possibili, anche sulle medicine non convenzionali, (omeopatia, agopuntura, omotossicologia) riconosciute dalla federazione nazionale degli ordini veterinari (Fnovi), con un documento inviato alla Commissione Affari Sociali della Camera nel Marzo 2003 Linee Guida in Medicina Veterinaria Non Convenzionale” –

protocollo N. 909/2003/F/Iaa), riconosciute come atto medico veterinario  e inserite a pieno titolo nel nuovo codice deontologico all’art. 30.

Potrebbe infatti succedere che in caso di contestazione e giudizio, il giudice potrebbe ritenere che l’informazione data al cliente è stata insufficiente, incomprensibile, non veritiera e non obiettiva.

E’ anche vero, che da parte del veterinario, l’informazione deve essere proporzionata all’intervento da eseguire, non è tenuto  ad entrare in dettagli troppo tecnici e deve tener conto delle capacità di comprensione e del grado di cultura delle persone che ha di fronte.  Si possono dare spiegazioni medico-scientifiche usando un linguaggio semplice e comprensibile, i bambini ci insegnano, basta avere la volontà di farsi capire.

Il veterinario è poi tenuto a dare informazioni rispetto alle dotazioni e attrezzature presenti nella sua struttura.

Secondo il mio parere, il consenso informato è uno strumento per valorizzare la nostra categoria in quanto

□       Si richiede la trasparenza e la correttezza da ambo le parti veterinario-cliente

□       Non esiste più deresponsabilizzazione del veterinario per negligenza, imprudenza imperizia e falsificazioni

□       Si richiede al cliente alleanza terapeutica, dunque responsabilizzazione del cliente nella cura dell’animale

□       Scongiura il duplice rischio: accanimento terapeutico /eutanasia facile

□       Va a colmare uno spazio di buone pratiche veterinarie che sta tra i codici di  legge e la deontologia professionale

□       Deve essere attuato con comunicazione comprensibile e completa

Per concludere, considerando che l’attore principale, L’ANIMALE, non viene interpellato, ma subisce le decisioni degli umani,  evitiamo profonde sofferenze con interventi inutili e accanimenti terapeutici, evitiamo di assecondare cattivi proprietari con eutanasie deresponsabilizzanti la cura del proprio animale, ma facciamoci garanti, con coraggio, della tutela di chi non può ribellarsi!!!!

Ci hanno paragonato ai pediatri, perché gli animali come i bambini piccoli non parlano. Ma i bambini crescono in fretta e possono dire la loro, gli animali rimangono per sempre impossibilitati a difendersi dallo strapotere umano.  L’animale ci dice chiaramente se vuole vivere o morire, se vuole guarire o lasciarsi andare e noi abbiamo il dovere di ascoltare e rispettare questa scelta, in scienza e coscienza.

A cura della Dr.ssa Carla De Benedictis

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