Malattia e concetto di cura di Carla De Benedictis

MALATTIA  e  CONCETTO DI CURA

 

Vorrei oggi parlarvi di cosa io intendo per cura degli animali.

In genere si porta a curare un animale dal veterinario quando è affetto da una malattia organica, cioè quando le sue funzioni organiche sono in qualche modo compromesse.

La malattia è la perdita dello stato di salute, la rottura di un equilibrio che porta al sopraggiungere di una patologia.

La nostra formazione classica universitaria ci insegna a scomporre il corpo in vari organi e apparati che possono essere sede di patologie di varia natura.

Dunque la malattia viene vista come un evento esterno, inaspettato, casuale che colpisce una parte del corpo e che deve essere rimossa al più presto, somministrando medicine.

Questa visione limitata della malattia porta a volte a insuccessi terapeutici, perchè le cause che la scatenano non vengono rimosse e funzionano da continuo stimolo a ri-ammalarsi.

Ecco dunque che il concetto di cura inizia ad andare oltre la sola somministrazione del  farmaco e sale a un livello superiore di approccio terapeutico.

Faccio un esempio “ questa dermatite non passa dottore, se faccio il cortisone va via, come lo smetto ritorna” esempio classico di come la malattia si ripresenta perchè non è stata curata, ma solo soppressa.

Dunque cosa vuol dire CURARE?

Sicuramente a mio avviso, identificare ed eliminare le cause che portano a quella malattia. facendo tutti gli accertamenti diagnostici per identificare il responsabile,chiamato agente eziologico, della patologia  anche compatibilmente con la disponibilità economica del proprietario.

Il colloquio con cliente però, deve  comprendere anche domande per capire in che contesto è inserito l’animale e dunque l’ambiente in cui vive , il cibo che mangia, la prevenzione a cui è sottoposto, vaccinazioni, antiparassitari e analisi di controllo, se fa  esercizio fisico o una vita sedentaria, se vive una vita di relazione con l’uomo e suoi simili o sta da solo.

E’ possibile identificare tra questi elementi la causa della malattia e rimuoverla se il proprietario si responsabilizza e collabora.

Ma a volte anche questa indagine non basta per trovare la causa e dunque prende corpo quello che per me è il vero concetto di cura. La nostra indagine si allarga ancora di più fino ad arrivare a considerare il nostro animale un essere senziente. Cosa vuol dire esseri senzienti?  Animali  dotati di un sistema nervoso e cervello sviluppati, capaci di provare emozioni, gioia ,dolore, tristezza, di soffrire cioè non solo fisicamente ma anche  psichicamente.

Questo  approccio sancito dal nostro nuovo codice  deontologico richiama il concetto contenuto nella Costituzione Europea firmata dall’Italia , in base al quale l’Unione e gli Stati membri tengono pienamente conto delle esigenze in materia di benessere degli animali in quanto esseri senzienti”(ARTICOLO III-121 del Trattato che adotta una Costituzione per l’Europa).

Dunque il concetto di animale che capisce o che soffre non è solo una fissazione di qualche persona più sensibile, ma viene addirittura riconosciuto e sancito dalla costituzione della comunità europea, accettato dal governo italiano e inserito nel codice che regola i doveri dei veterinari.

Quando allora ci si presenta un soggetto in visita il suo stato psico-fisico deve obbligatoriamente essere preso in considerazione perchè la malattia psichica è altrettanto grave quanto quella fisica.

Un abbandono, la permanenza in canile, l’arrivo di un nuovo animale dentro casa , la morte di un proprietario, un trasloco, la nascita di un bambino,  spaventi da aggressioni, tensioni in famiglia con litigi a voce alta, mancanza di carezze e considerazione, continue sgridate su comportamenti sbagliati, ambiente rumoroso e stressante, segregazione in recinti o peggio legati alla catena,  sono solo alcune cause di malessere psicologico  che possono preparare il terreno all’instaurarsi di una malattia organica o sfociare in patologie del comportamento.

Perchè sulla pubblicità del cibo per cani mettono sempre animali felici?  Avete mai visto pubblicità di pet food con animali depressi a catena o dietro delle sbarre?  Perchè la felicità, il  benessere psicologico è sintomo di salute. E dunque non si può scorporare la mente dal corpo nella cura di una malattia neanche negli animali.

Lo dimostra anche il fatto che i problemi comportamentali negli animali domestici, cane gatto e cavallo, indotti dalla domesticazione e dal contatto stretto con l’uomo  in un ambiente artificiale,  sono sempre più pressanti e frequenti,

 Aggressività  e mordacità ,automutilazione,  paure e fobie nel cane, eliminazioni indesiderate nel gatto, cali di performances nel cavallo,  sono in preoccupante aumento e mettono in difficoltà molti proprietari e sono spesso causa di eutanasia, abbandono e vendita degli animali.

Dunque il concetto di cura  non rimane circoscritto a un organo da curare, ma deve necessariamente comprendere l’individuo inserito in un ambiente e i suoi sentimenti coinvolti.

 I successi terapeutici sono sicuramente maggiori se il proprietario prende coscienza di una situazione e cerca di porvi rimedio, anche la resa in soggetti ad attività agonistica è di gran lunga superiore in un animale sereno.

Chissà,  se l’UOMO ricavando un utile da un suo atteggiamento, sia disposto ad attuare un cambiamento!

 

Dott.ssa Carla De Benedictis

Medico Veterinario

Velletri

www.lospiritodeglianimali.com

 

 

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