La questione latte

Brano tratto da uno scambio di mail sulla lista soci fiamo.

autore Dr Marco Verdone

La questione latte implica tutta una serie di riflessioni che richiederebbero mesi di discussione.

 

Nonostante però la calura l’argomento è di estremo interesse e tocca aspetti non solo di tipo nutrizionale, ma energetici, culturali, socio-economici e ecologici. Costituzioni e miasmi omeopatici arricchiscono e a volte chiarificano alcuni schieramenti opposti.

 

Nell’ambito di un workshop della Mukky latte del 2005, una prof di endocrinologia dell’università di Firenze ha detto che “non solo i bambini europei ma anche i bambini italiani non bevono sufficiente latte e nemmeno gli adulti…”!

Cioè nessuno beve abbastanza latte! E questo cosa significa? Tutto ruota attorno alle tabelle di introduzione giornaliera di calcio. E’ inutili dire che tutto questo ha poco senso visto che siamo “diversi” e non esistono valori assoluti. Ancora una volta ci concentriamo sul dettaglio e perdiamo di vista l’intero processo. Ed è proprio qui che l’alchimia del latte si modifica e quello che arriva nel bicchiere è qualcosa di profondamente diverso rispetto a quello che riteniamo essere “un buon latte”.

 

Il campo inoltre è squisitamente (come alcuni latti) trasversale e forse da a tutti noi l’opportunità di far dialogare e confrontare ancora una volta medici e veterinari. Il latte in questione nasce da un mammifero e finisce ad un altro mammifero di un’altra specie: l’uomo. Cosa succede in questi passaggi? E’ vero che il latte vaccino è prodotto per il vitello ma anche il latte della capra lo è per il capretto e quello dell’asina per l’asinello e quello della cammella per il cammellino e quello della bufala per l’annutolo. Eppure sappiamo che esistono gradienti di affinità con l’uomo. Ed esistono latitudini geo-culturali che favoriscono l’uso di un latte rispetto ad un altro. Magari acidificandolo a temperatura ambiente.

 

E poi abbiamo tutto l’aspetto della caseificazione. Quanto del latte di partenza, in termini energetici per esempio, rimane o si trasforma nel formaggio?

 

E poi c’è l’aspetto del benessere animale legato alla qualità della vita e dei prodotti che gli animali forniscono all’uomo. Un latte di una mucca che vive tutta la vita ad una posta legata ad una catena, fecondata dal braccio del veterinario, alla quale si bruciano le corna da vitella e che non riesce neanche a dare una leccata al suo piccolo appena nato, produce un latte che ha qualche differenza (e quale oltre la parte chimica) con una sua simile più fortunata che vive libera, sull’elemento terra, insieme ad altre consorelle e con un toro nella mandria?

 

Sappiamo che il bilancio energetico per produrre alimenti animali è sfavorevole a fronte di un utilizzo delle terre per produrre cereali.

Possiamo però vivere senza allevare animali, sia dal punto di vista nutrizionale (forse si) che ecologico (forse no)?

E che fine fa la nostra parte emotiva che si nutre anche nel vedere animali pascolare liberi?

 

Dobbiamo allora rivedere il nostro rapporto con la terra e con la presenza animale: compreso il sacrificio di milioni di soggetti, conseguenza diretta e indiretta dell’allevamento bovino.

 

Il latte di per sè è secrezione patologica se viene con modalità non consone e in quantità “innaturali” perchè implica processi fisiologici esasperati che sconfinano nella patologia e che nel latte in qualche modo lasciano un'”impronta”. Siamo sicuri che il problema intolleranza non sia slegato dai metodi di allevamento? In questo ambito i veterinari hanno responsabilità precise nell’indicare le strade più aderenti alle esigenze delle specie. Ogni deviazione implica un costo che si accumula e si amplifica nel tempo man mano che si persevera nell’errore e si persegue la cieca strada del profitto.

L’omeopatia ci conforta nell’indicare la strada giusta e a rimarcare il nostro patto con la Natura.

 

E poi abbiamo il letame, i lombrichi, il valore delle mucche che generosamente (e forzatamente) ci danno “un pò” di latte in più rispetto a quello che necessiterebbe per il vitello. Un latte che se è sano (che non coincide necessariamente con assenza di germi) si beve crudo e appena spillato… preistoria!

 

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