Allevamenti intensivi responsabili del gas serra

Articolo tratto dalla rivista per pazienti della F.I.A.M.O. “Il Granulo”  n 14

A cura di Carla De Benedictis Medico Veterinario Velletri Roma

LA LUNGA OMBRA DEGLI ALLEVAMENTI INTENSIVI.

Livestock’ long shadow

Nell’ultimo numero abbiamo parlato dell’enorme quantità di animali che vengono allevati sulla terra e dei viaggi estenuanti che subiscono per essere trasportati per migliaia di km e macellati in condizioni di stress.

A causa di questo grandissimo numero gli animali, si parla di circa 24 miliardi e 300  milioni sulla terra devono per forza venir allevati intensivamente, altrimenti non ci sarebbe abbastanza spazio per tutti.

Non tutti sanno che proprio l’allevamento intensivo è tra le maggiori cause di aumento di temperatura terrestre.

Da un interessantissimo libro bianco redatto dalla LAV, “cambiamento climatico e allevamenti intensivi”,  si legge che dagli ultimi 50 anni  la temperatura terrestre ha iniziato ad aumentare fino a 1°C e la scienza è d’accordo sull’affermare che questo è dovuto ad attività umane. Studi condotti anche dalla FAO hanno consentito di stabilire che oltre il 51% dei gas serra, denominati Green House Gases, soprattutto metano, anidride carbonica e protossido d’azoto sono causa del riscaldamento globale. Il loro meccanismo di azione consiste nell’intrappolare il calore nell’atmosfera. Gli effetti di questo sono l’aumentata piovosità , lo scioglimento dei ghiacci, l’innalzamento del livello del mare con progressiva scomparsa delle coste, esondazioni violente, e la desertificazione di vaste aree dell’Africa, riduzione dello strato di ozono, acidificazione degli oceani con riduzione del ph ed effetto sull’ecosistema.

Gli effetti si fanno sentire anche sull’agricoltura per qualità inferiore delle produzioni, sulle specie animali e vegetali che vanno in via di estinzione, sulla diffusione di malattie.

C’è una stretta connessione tra l’aumento di allevamenti intensivi e produzione di gas serra, infatti per produrre carne e latte in eccesso, si emette in atmosfera GHG

E’ proprio la FAO che nel 2006 esce con un dossier intitolato come il nostro articolo “ livestock’s long shadow (la lunga ombra degli allevamenti intensivi) in cui è stato calcolato che il 51% di anidride carbonica, metano e protossido d’azoto  è emessa dagli allevamenti contro il 14% della attività di trasporto via terra, acqua e mare

Si tratta di una vera emergenza e sono di nuovo tutti d’accordo nel prendere l’unico provvedimento possibile: ridurre al minimo la presenza degli allevamenti intensivi.

Ma come è possibile che gli allevamenti siano la causa di ciò? Una percentuale di questi gas, es CO2  si produce con la respirazione degli animali e di contro sono state tagliati migliaia di ettari di foreste. Come sappiamo le piante hanno la capacità di captare anidride carbonica e trasformarla in ossigeno attraverso la fotosintesi clorofilliana.

Il metano si produce  con i processi digestivi del rumine di bovini, ovini e caprini e dall’evaporazione dei gas contenuti nel letame. Il monossido di azoto, che ha il più alto potere riscaldante tra i tre,  invece proviene dai fertilizzanti chimici usati in agricoltura intensiva e dal letame degli animali che invece di essere usato al posto di questi, viene lasciato inutilizzato ad evaporare nell’atmosfera.

Abbiamo detto che è stata attuata una deforestazione selvaggia, specialmente in Amazzonia e questo per fare posto sempre al grande numero di animali allevati e a coltivazioni intensive .

Lo stesso scempio si compì in America durante il periodo della conquista del west con la decimazione dei bisonti, che stavano rischiando l’estinzione, che erano insieme ai nativi americani, dei fruitori liberi di pascoli, che invece servivano ai coloni americani per installarsi nel territorio e per la grande richiesta di carne da parte dell’Europa.

Ma una buona parte delle foreste dell’amazzonia è stata tagliata per far posto ad agricoltura intensiva di soia, che serve poi per…alimentare i bovini.  Un terzo delle coltivazioni mondiali è utilizzato per produrre cereali e foraggi per animali e un 20% dei terreni mondiali è desertificato per via del troppo sfruttamento.

LA SOLUZIONE: per la FAO le emissioni di gas serra devo essere dimezzate al più presto e dunque bisogna ridurre drasticamente il numero degli allevamenti intensivi e  il  consumo di prodotti di origine animale.  Se ogni paese riducesse solo del 10% i consumi di carne questo equivarrebbe per ogni italiano alla diminuzione di 8 kg annui, ovvero di 150 g a settimana sostituendo la porzione di carne con un piatto di legumi. Sostituire cioè un piatto di proteine animali  con proteine vegetali. In parole povere un piatto ricco di proteine vegetali riduce dalle 10 alle 30 volte l’emissione di gas serra rispetto a quelle animali..

Sulla salute questo ha degli effetti notevoli.le proteine vegetali non contengono colesterolo e grassi saturi, deleteri per l’organismo.  I cereali e  legumi possono fornire tutti gli amminoacidi essenziali nelle giuste proporzioni rispettando la nostra tradizione mediterranea, basti pensare alla pasta e ceci o alla pasta e fagioli (senza cotiche!).

Poi i legumi contengono pochi grassi, molta fibra e discrete quantità di calcio e fosforo, vit B e freschi anche vit C.

Anche i nostri animali consumano troppa carne, che proviene dagli scarti delle produzioni intensive sotto forma di pet food, crocchette e scatolame.

Se vogliamo consumare della carne che non abbia un grande impatto ambientale la scelta delle produzioni biologiche è senz’altro la più sostenibile e di queste prediligere chi cura gli animali omeopaticamente.

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