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Feasibility of homeopathy in a flock of Zerasca sheep

Pubblicato: Evid. Based Complement. Altern. Med., September 2007; 4: 65 – 68.

Autori: Benvenuti M.N.a, Pisseri F.b, Goracci J.a, Giuliotti L.a, Gugliucci B.M.c, Macchioni F.d, Gavazza A.c and Guidi G.c

a Dipartimento Produzioni Animali, Viale delle Piagge, 2 – 56124 Pisa. b Libero professionista. c Dipartimento Clinica Veterinaria, Via Livornese, S. Piero a Grado – Pisa. d Dipartimento Patologia Animale, Profilassi e Igiene degli Alimenti, Viale delle Piagge, 2 – 56124 Pisa

Corresponding autor: novella@vet.unipi.it; Tel. 0502216893 – Fax 0502216901

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Notizia dal progetto di AgireOra Network: ‘NoVivisezione.org’

Omeopatia e sperimentazione animale | 01/02/2011

Fonte notizia

Argomento: Vivisezione
Notizia da: NoVivisezione.org

Informazioni sulla pratica della sperimentazione animale nell’omeopatia.

Riportiamo in questo articolo la prima parte di una intervista alla dottoressa Marina Nuovo, veterinario omeopatico e comportamentalista e Presidente SIOV, pubblicata sul sito de La Cincia onlus, in cui si affronta la questione dell’omeopatia, e più in generale delle cosiddette MNC, cioè tutte quelle tecniche e filosofie di cura che esulano dalla medicina convenzionale allopatica.

In questa parte dell’intervista la dottoressa Nuovo ci fornisce informazioni sulla pratica della sperimentazione animale nell’omeopatia. La seconda parte dell’intervista non riguarda invece la sperimentazione animale, ma è relativa all’applicazione dell’omeopatia in veterinaria. Gli interessati possono leggere l’articolo completo alla pagina: Omeopatia e Medicine Non Convenzionali (MNC)

Intervista a Marina Nuovo

Dicembre 2010

D. Una delle inevitabili contraddizioni di chi fa il nostro mestiere con spirito animalista sta nell’uso dei farmaci che, come tutti sappiamo, costano la vita ad innumerevoli animali nei laboratori di vivisezione. La prima questione che vogliamo affrontare è proprio questa: la ricerca e la produzione di rimedi omeopatici segue un percorso analogo a quello dei farmaci tradizionali?

R. E’ singolare che ancora prima di parlare di omeopatia come metodo terapeutico si sia chiamati a rispondere sul tema della sperimentazione, tuttavia l’argomento mi è caro perché negli ultimi mesi è in corso, nell’ambiente omeopatico, un dibattito relativo alla questione sperimentale.
L’argomento del contendere è: le medicine non convenzionali, di quale ricerca hanno bisogno?
Questa domanda investe aspetti etici, cui siamo chiamati a rispondere tutti in quanto cittadini ed esseri umani, e aspetti metodologici, che richiedono una specifica competenza.

Vi sono due aspetti della ricerca in omeopatia. Il primo ha a che fare con il paradigma stesso del metodo omeopatico ed è, come dire, interno allo studio della materia (studio delle sostanze madri, raccolta e verifica dei cosiddetti provings (vedi oltre) conferma clinica dei rimedi utilizzati); questo tipo di ricerca serve agli omeopati per arricchire il proprio arsenale terapeutico, è in continuo divenire e non ha bisogno di “sacrifici”.

Ma c’è un altro tipo di ricerca, definita da alcuni “eso-omeopatica”, che si preoccupa di dimostrare l’effetto clinico dei rimedi omeopatici ma anche la semplice attività delle soluzioni ultra diluite (e sono due campi diversi di ricerca) al fine di ottenere l’accettazione istituzionale dell’Omeopatia. Questa ricerca non aggiunge nulla al sapere di chi conosce, studia ed applica l’omeopatia e ne vede tutti i giorni gli effetti sulla sostanza vivente, ma sembra essere indispensabile per una medicina che ha fatto del riduzionismo il punto di partenza delle sue speculazioni e si ostina a non prendere atto delle evidenze già prodotte.

Va chiarito che la ricerca sugli effetti delle alte diluizioni (fatta perlopiù su modelli vegetali – vedere in proposito i lavori sulle piante della Dott.ssa Lucietta Betti [1]- e su colture cellulari) non è la ricerca sull’omeopatia, per quanto la integri e la completi. L’omeopatia si basa sull’applicazione del principio di similitudine, principio che non rappresenta il fulcro di questi esperimenti, nei quali le sostanze ad alta diluizione da utilizzare sono scelte in base a criteri diversi.
La ricerca che intende dimostrare l’efficacia dell’omeopatia per una certa patologia si avvale di modelli animali: animali di laboratorio, allevamenti, animali d’affezione. Gli omeopati sono divisi circa la necessità di utilizzare animali di laboratorio a questo scopo: a seguito di una recente pubblicazione a firma di importanti ricercatori sulla rivista Psycopharmacology (Studio dell’effetto delle alte diluizioni di Gelsemium Sempervirens su modelli murini di ansia [2]) si è aperto un dibattito che non è ancora concluso. Esso ha investito gli aspetti metodologici di questo tipo di ricerca ma anche, forse soprattutto, quelli etici.

Molti veterinari omeopati, ed io fra loro, ritengono che le ricerche volte a dimostrare l’efficacia dell’omeopatia con l’utilizzo di animali in laboratorio siano fuorvianti perché non consentono una buona applicazione del principio di similitudine a causa delle condizioni di vita artificiose. Inoltre riteniamo inaccettabile continuare a far pagare un prezzo così alto, in termini di sofferenza, ai nostri fratelli più deboli. Poiché l’obiettivo principale dell’omeopatia è promuovere uno stato di equilibrio che conduca ad un benessere globale, non ci possono essere presupposti basati sulla sofferenza e sulla morte.

Per lo stesso motivo, molti veterinari omeopati si rifiutano di lavorare negli allevamenti industriali, dove benessere e salute non possono coincidere e le condizioni di vita degli animali sono spesso al limite del sopportabile.

Riteniamo che per dimostrare l’efficacia dell’omeopatia esistano altre possibilità sperimentali: trial controllati e randomizzati (rct), studi osservazionali e, soprattutto,il confronto tra l’applicazione di questi poiché “ciascun metodo offre risultati che consentono valutazioni secondo diverse prospettive” (Prof. Paolo Bellavite).

Per quanto riguarda l’aspetto relativo alle sostanze utilizzate, i cosiddetti rimedi omeopatici (considerati farmaci , come da risoluzione della FNOMCeO –Federazione Nazionale degli Ordini dei medici Chirurghi e degli Odontoiatri – del 2002, poi fatta propria anche dalla FNOVI –Federazione Nazionale dei Veterinari Italiani), essi non richiedono test alcuno in vivo e la ragione verrà compresa dopo che avrò spiegato qualcosa di più sul paradigma proprio dell’omeopatia.

D. Nelle diverse scuole di pensiero che fanno riferimento alle MNC si può riscontrare una critica esplicita all’utilizzo del modello animale e se si, tale critica è su base scientifica od etica?

R. Credo di avere già risposto a questa domanda. Aggiungo solo che quando si parla di omeopatia è facile fare confusione anche con altre metodiche che condividono con essa la preparazione delle sostanze di base, che vengono cioè ultradiluite e dinamizzate tramite la cosiddetta succussione (di recente ribattezzata SKA –sequential kinetic attivation-) effettuata ad ogni passaggio di diluizione, ma non i criteri metodologici né quelli prescrittivi. Per quanto riguarda queste altre metodiche terapeutiche (omotossicologia, microimmunoterapia, omeopatia di risonanza) la ricerca è volta, come ho già specificato, alla dimostrazione dell’azione delle soluzioni ultra diluite; non sono a conoscenza, all’interno di queste branche, di critiche all’utilizzo del modello animale ai fini sperimentali.

Note

[1] Pubblicazioni L. Betti
[2] Antianxiety activity of Gelsemium sempervirens

Notizia dal progetto di AgireOra Network: ‘NoVivisezione.org’. Novivisezione.org è il punto di riferimento in Italia per l’informazione antivivisezionista, sia dal punto di vista etico che scientifico, con articoli, notizie, materiali. [ Dettagli sul progetto ‘NoVivisezione.org‘ ]

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Application of homeopathy in 3136 pigs

Questo è un lavoro effettuato in occasione del convegno ETM EUROPEAN TRADITIONAL MEDICINE a Empoli dal 4 al 6 Ottobre 2007, che parla del trattamento omeopatico effettuato su 3136 suini da parte di Carla De Benedictis. Il power point è in lingua inglese.

ETM C.De Benedictis

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Il premio nobel Montagnier prende sul serio l’Omeopatia

Il premio Nobel Montagnier si esprime sull’Omeopatia e sulle alte diluizioni.

Secondo lui le alte diluizioni sono strutture di acquq che mimano la struttura originale e non sono “niente” come le definisce la scienza ufficiale. Per affermare ciò parte dallo studio da lui condotto sulla sequenza batterica del DNA che è capace di produrre onde elettromagnetiche, anche ad alte diluizioni come 10 -18. Lo studio è un importante contributo a trovare le basi scientifiche del funzionamento dell’Omeopatia.

Montagnier prenderà la direzione dell’Istitituto di Jiaotong, presso l’università di Shangai e si propone di continuare a studiare il fenomeno delle onde elettromagnetiche prodotte dal DNA nell’acqua.

Questa ricerca non può effettuarla in Francia sia perché ormai in pensione non può assumere cariche istituzionali sia perché non viene supportato in quanto in Europa non si vedono di buon occhio le scoperte riguardanti una possibile spiegazione del funzionamento dell’Omeopatia.

Il premio nobel fa riferimento al dott. Jacques Benveniste, uno scienziato francese che condusse studi sul meccanismo di azione dell’Omeopata, definendolo un moderno Galileo, data la genialità delle sue scoperte. Montagneier afferma che Benveniste e le sue scoperte furono rifiutate da tutti perché era troppo avanti. Questo gli costò tutta la sua carriera, il laboratorio, il suo patrimonio e benché fosse sulla strada giusta, i suoi esperimenti non erano riproducibili. E anche i risultati che ottennero dopo i successori di Benveniste, riproducendo i risultati, non furono pubblicati per non seminare il “terrore” tra le persone che non credono in ciç (la scienza ufficiale ndr)

Montagnier non si preoccupa delle critiche che gli fanno i suoi colleghi di essere scivolato nella “pseudoscienza, perché crede fermamente che questi fenomeni debbano essere indagati e approfonditi.  Tutto l’articolo lo troverete sul sito di Scienze

Nobel laureate Montagnier takes homeopathy seriously

In a truly remarkable interview published in SCIENCE magazine of 24 December, Professor Luc Montagnier, a French virologist who co-discovered HIV and who won the Nobel Prize in 2008, describes his newest work that has significant implications on homeopathy.

Montagnier, who is also founder and president of the World Foundation for AIDS Research and Prevention, makes the following strong statement for homeopathy and homeopathic doses: “I can’t say that homeopathy is right in everything. What I can say now is that the high dilutions are right. High dilutions of something are not nothing. They are water structures which mimic the original molecules.”

In a study that was published in 2009, Montagnier demonstrated that some bacterial DNA sequences are able to induce electromagnetic waves, even at high aqueous dilutions up to 10^18. This study was an important contribution to the growing evidence base in fundamental research with direct relevance to homeopathy.

Montagnier will take on the leadership of a new research institute at Jiaotong University in Shanghai and plans to study the phenomenon of electromagnetic waves produced by DNA in water. His research team will study both the theoretical basis and the possible applications in medicine.

In the interview Montagnier says that he cannot pursue this research in France because he does not have much funding there. Because of French retirement laws, he is no longer allowed to work at a public institute. But there is another reason as well. When he applied for funding from other sources, he was turned down. Montagnier argued that there is a kind of fear around this topic in Europe.

In this context he refers to Dr Jacques Benveniste, a French physician/scientist who conducted research on homeopathic doses. Montagnier regards him as a “modern Galileo.” “Benveniste was rejected by everybody, because he was too far ahead. He lost everything, his lab, his money. … I think he was mostly right, but the problem was that his results weren’t 100% reproducible.” “I am told that some people have reproduced Benveniste’s results, but they are afraid to publish it because of the intellectual terror from people who don’t understand it.”

Montagnier is not worried that his colleagues will think he has drifted into pseudoscience. He replied adamantly: “No, because it’s not pseudoscience. It’s not quackery. These are real phenomena which deserve further study.”

The complete interview is available at the website of Science.

 

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Come vengono curati gli animali destinati alle produzioni biologiche?

Questo è un  articolo rivolto al consumatore consapevole, colui che si informa sulla provenienza del cibo di cui si nutre  per capire quanto costa produrlo, in termini di spreco energetico, impatto ambientale, rischio per la salute umana.

Sensibili a questi problemi,  molti si rivolgono ai prodotti biologici che sono sempre più diffusi,non solo grazie alla rete dei Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), ma  anche nella grande distribuzione. I costi, apparentemente  più elevati rispetto ai prodotti convenzionali,  riflettono scelte produttive indirizzate alla qualità e al rispetto dei tempi e delle necessità sia delle piante che degli animali.  Ma il consumatore è sicuro che il marchio bio sia una garanzia di qualità e salubrità dei prodotti?

Non sempre è così, purtroppo,  perché, per quanto molte aziende siano certificate e i disciplinari che regolano l’allevamento biologico siano molto severi, ci sono deroghe alle leggi che permettono di muoversi, all’interno di trattamenti sia alle piante che agli animali, in modo troppo disinvolto e molto vicino al tradizionale.

Come vengono curati gli animali adibiti alla produzione biologica nel caso siano colpiti da malattie, per esempio: diarree, bronchiti, mastiti, febbri? In teoria il regolamento CEE 834/2007, che delinea le linee guida delle produzioni biologiche, stabilisce che,  come prima scelta, deve essere usata l’OMEOPATIA o la fitoterapia, ma che in caso di pericolo di vita per l’animale, si possono usare farmaci di sintesi (antibiotici ed antiparassitari). Per questo motivo, appellandosi a questa deroga, buona parte degli allevamenti biologici che producono carne, latte, uova, miele utilizzano senza problemi farmaci tradizionali, senza che il consumatore ne venga informato.

Per quale motivo attribuisco tanta importanza a questo atteggiamento, in parte autorizzato?

Non tutti conoscono quali sono i pericoli che provocano i farmaci di sintesi. Proviamo ad elencarli:

– residui nelle carni, latte, uova, miele, pesce;

– i farmaci di sintesi li ritroviamo nelle feci e urine degli animali e finire nel terreno per le concimazioni;

– la farmacoresistenza indica che i batteri sono diventati resistenti agli antibiotici: una delle cause è il loro eccessivo uso allevamenti.

La produzione biologica, proprio in virtù delle sue scelte etiche e solidali, dovrebbe bandire completamente i farmaci di sintesi e porre piante e animali nelle condizioni migliori di esistenza.

Se le terapie agli animali vengono effettuate da veterinari esperti in Omeopatia, è possibile  ridurre in modo considerevole e, a volte, sostituire completamente  i farmaci dagli allevamenti, compresi i vaccini. Un esempio  sono le aziende seguite da nostri colleghi che usano esclusivamente omeopatia sugli animali:

– la Coop agricolo-sociale San Giuseppe di Castrocaro ha vacche brune alpine con le quali produce latte, formaggi e carne, e maiali;

– l’azienda biologica Il Sasso, di Predappio, ha vacche da latte, un distributore automatico di latte biologico, nonché cavalli da carne;
– l’azienda biologica La Villa a Urzano di Neviano degli Arduini, in provincia di Parma, ha vacche da latte e produce  parmigiano reggiano;

– la Fattoria Lydia  a Ripabella, in provincia di Pisa, con allevamento biologico di ovini e suini conannesso caseificio e salumificio;

– la Casa di Reclusione dell’isola di Gorgona (Livorno), azienda agricola biologica dove i detenuti si prendono cura di tutti gli animali domestici e gli animali sono curati con la medicina omeopatica da oltre 15 anni;

– la Tenuta biologica di S. Rossore, nel Parco Regionale di Migliarino S. Rossore Massaciuccoli (PI-LU), alleva bovini di razza Chianina, Pisana e Limousine allo stato brado oltre che  cavalli da Tiro Pesante Rapido.

Ovviamente, vi segnaleremo altre aziende di cui verremo a conoscenza.

Il farmaco omeopatico unitario costa molto poco e si possono trattare decine e decine di capi di bestiame somministrandolo attraverso vie non traumatiche, come nell’acqua da bere, senza stressare l’animale con catture o iniezioni.

L’esperienza insegna che l’omeopatia crea una catena di benessere se correttamente usata e ben radicata negli allevatori biologici.

Scegliere di nutrirsi con prodotti biologici, non è solo un riguardo per la nostra salute, ma una scelta etica e consapevole che va verso il concetto di decrescita, cioè l’urgenza di andare verso un modello di sviluppo ecologicamente sostenibile, giusto e compatibile .  E’ l’inizio di un percorso che conduce verso un nuovo orizzonte che siamo noi a costruire.

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