Per salvare le api : PERMAPICOLTURA

Ciao a tutti, siamo Mauro e Gessica,
con la fine di maggio si è concluso il periodo ideale per recuperare gli sciami e con tante belle esperienze maturate dopo tre anni di sperimentazione sul sentiero della Permapicoltura in Italia è nata l’esigenza di condividerlo.

A Gennaio di quest’anno abbiamo ricevuto la telefonata di Vincenzo, apicoltore di quinta generazione originario di Sortino, la città del miele, in provincia di Siracusa. Due anni fa stanco di curare le api, Vincenzo ha abbandonato l’apicoltura convenzionale chiudendo un’azienda apistica che contava oltre 200 arnie. Quando però un amico gli ha raccontato dell’esperimento che stavamo portando avanti non ha esitato a contattarci e ad invitarci in Sicilia. Insieme abbiamo iniziato a convertire il suo apiario trasformando vecchie arnie Dadan Blatt secondo il metodo Perone. La profonda conoscenza delle api da parte di Vincenzo lo porta ha cogliere la bellezza dell’arnia Perone. Durante la nostra permanenza sull’isola abbiamo tenuto un workshop sulla permapicoltura a cui gli apicoltori della zona hanno partecipato con grande interesse e il cinque aprile abbiamo posizionato la prima arnia Perone a Sortino. Poco dopo Lorenzo, uno dei giovani partecipanti all’incontro, ne ha posizionate altre tre ad Avola, sempre in provincia di Siracusa.

Tornati a Velletri (RM), dove tutto ha avuto inizio, insieme a Valerio abbiamo raccolto alcuni sciami e abbiamo riempito altre quattro arnie. Di li ci siamo diretti nelle Marche e ne abbiamo posizionare altre tre. Circa un mese dopo un amico ci ha chiamato per chiederci se avremmo potuto recuperare un enorme sciame selvatico che da quattro anni viveva in un vecchio edificio della forestale nei pressi di San Sepolcro. (In questi casi l’ideale è convincere il proprietario a mantenere la famiglia, in quanto esempio tangibile di api che sopravvivono allo stato selvatico). Non è stato possibile lascarle in pace perché il casale doveva essere ristrutturato a giorni. Con grande impegno e dolore abbiamo smantellato un capolavoro della natura. In compenso siamo riusciti a salvarle e oggi quella famiglia è in ottima salute in una arnia dalle parti del monte Nerone. Inoltre abbiamo recuperato il miele nei favi privi di covata e questo ci ha permesso di sperimentare la smielatura col torchio.

Ma veniamo a noi e a quello che vogliamo raccontarvi: grazie a questa esperienza siamo riusciti a verificare alcune intuizioni:
– le api in natura costruiscono favi molto vicini tra loro, niente a che vedere con quelli dell’arnia razionale;
– le api convivono con le formiche;
– l’entrata del nido è molto piccola e alta rispetto alla disposizione dei favi;
– la famiglia è naturalmente sana e pulita;
– le api sono capaci di vivere in uno spazio molto grande ( i favi erano larghi 40cm lunghi 110cm);

– i favi sono posizionati a caldo (perpendicolaramente all’entrata).
Iu questo percorso abbiamo incontrato tanti compagni di viaggio: Saolai, un ragazzo di Piertralunga che ha messo 7 famiglie, Stefano di Camerino che ne ha posizionate 2, Gabriele di Latina che ha tradotto dall’inglese il manuale di Oscar Perone e che ha messo 3 arnie, Davide di Bergamo che ha organizzato un incontro sulla permapicoltura e tante altre persone che ogni giorno ci contattano per unirsi a questa avventura. Questi incontri e questo entusiasmo hanno fatto nascere in noi la voglia di creare una mappa di tutte le arnie ispirate ai principi della permacoltura (arnia Oscar Perone) posizionate in Italia, per condividere questo percorso e confrontarci. Facciamo rete per dare vita insieme ad un grande apiario diffuso!

 

DAL SUD AL NORD UNITI PER LE API

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L’esperienza maturata fino ad oggi ci porta ad affermare che:

– ideale per iniziare il percorso di permapicoltura è usare uno sciame nudo di prima sciamatura, (con regina feconda) perché ha tutte le potenzialità per svilupparsi nel grande spazio dell’arnia Perone prima dell’inverno;
– andrebbero bene anche gli sciami di seconda e terza sciamatura, purché vengano installati entro fine maggio o al massimo i primi di giugno, non oltre perché abbiamo notato che altrimenti rischiano di non superano l’inverno;
– sconsigliamo di comprare sciami artificiali su telaini;
– non posizionare le api in posti umidi;
– le api convivono tranquillamente con le formiche che, producendo acido formico, le aiutano a combattere la varroa;
– è importante posizionare le famiglie su un nodo di Hartmann. Questi punti presentano una concentrazione di raggi gamma in grado di neutralizzare la peste americana;
– la griglia deve essere posizionata con i favi a caldo, ovvero in maniera perpendicolare rispetto all’entrata;
– alle api piace l’entrata della porta alta che porta diretta ai favi (in più noi sotto facciamo due buchi per facilitare la pulizia dell’arnia). Questa è l’unica variazione che noi ci siamo permessi di fare nell’arnia Perone!
– non bisogna mai aprirle! Mantenere la temperatura interna all’arnia costante è fondamentale. Il nido va considerato alla stregua di un tempio sacro da non profanare;
– dobbiamo sviluppare una nuova forma di osservazione: il volo. Con l’esperienza ed il tempo possiamo imparare a capire dal volo delle api informazioni utilissime sullo stato di salute della famiglia.

Nelle nostre avventure siamo sempre affiancati da Darel e Rossella che nonostante le difficoltà di reperire fondi per il film documentario non mollano e continuano a credere nel grande messaggio che le api ci continuano a donare. Un grazie speciale va a loro.
Per quanto riguarda la mappatura spedite le mail amaurograsso@hotmail.com
Auguriamo a tutti un’estate piena d’amore e vi salutiamo con una frase che da tempo ci guida:

SE L’UNIVERSO E’ PIENO DI COLORI

QUELLO CHE SCEGLI DENTRO LO RIPROIETTI FUORI

 

a presto,

Mauro, Gessica e Il Tempo delle Api Film!

P.S.: ci rendiamo disponibili per fare incontri gratuiti sulla permapicoltura e condividere la nostra esperienza. Chiediamo solo un rimborso spese per raggiungere il luogo dell’incontro.

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m5ud3im1 Continuiamo  gli articoli che riguardano l’allevamento biologico per comprendere meglio il motivo di questa scelta rispetto al metodo convenzionale.

Si è parlato di “moda del biologico”, termine usato a mio avviso,per svalutare un movimento che cerca in qualche modo un’alternativa non solo di salubrità del cibo, ma che ha come base un codice etico. Tra i  primi a sostenere la produzione  biologica sono stati i gruppi di acquisto solidale (GAS), gruppi spontanei formatisi per acquistare all’ingrosso cibo e prodotti ecocompatibili da ridistribuire tra i partecipanti.  Ed è proprio nell’aggettivo solidale che si trova lo spirito che dovrebbe animare tutto il comparto biologico.Solidali con i piccoli produttori e allevatori, che vengono aiutati, attraverso gli acquisti e il sostegno a mantenere piccole realtà che sarebbero scomparse per via delle multinazionali alimentari.. Dunque solidali con l’ambiente, in quanto un allevamento biologico inquina molto meno di un allevamento intensivo, e solidali con gli animali che possono vivere e produrre conducendo una vita dignitosa.  Solidali con i lavoratori che devono essere messi in regola e protetti da incidenti sul lavoro.

Un articolo apparso a marzo 2010 sulla rivista “Altra economia” dal titolo “L’impronta dei bovini “a cura del Dott. Marco Verdone, ci mette di fronte alla crescita numerica spropositata della popolazione animale nel mondo.

I numeri che si citano sono impressionanti: nel 2007, secondo dati FAO, erano allevati nel pianeta 24 miliardi e 300 milioni di animali, di cui i bovini erano 1 miliardo e 300 milioni, in numero equivalente alla popolazione cinese.  In Italia, sempre nel 2007 erano presenti 6 milioni di bovini e secondo dati Istat del 2008 finiscono al macello, in Italia,  24 milioni di grossi animali (bovini, equini, suini, bufalini, ovicaprini) , 29 milioni di conigli e 470 milioni di avicoli (polli, tacchini, faraone ecc), in totale circa mezzo miliardo di animali.

Sempre secondo dati FAO, cita l’articolo, il consumo di carne e latte nel 2050 si sarà raddoppiato. Ogni anno vanno al macello 300 Milioni di bovini, 820.00 capi ogni giorno, tanto che se li mettessimo uno dietro l’altro, dice il Dott. Verdone,  si formerebbe una fila da Reggio Calabria a Monaco di Baviera. La maggior parte di questi animali, per essere macellati, è sottoposta a viaggi lunghissimi dall’est europeo fino in Sicilia.

Quanto costa in termini energetici far circolare ogni giorno migliaia di tir sulle strade europee, con consumo di carburante, inquinamento, incidenti stradali, traffico?

In questi lunghissimi viaggi gli animali sono sottoposti a dolore e sofferenza. Rimangono per giorni in piedi, senza potersi coricare, in condizioni di sovraffollamento,  senza scendere, con soste sotto al sole o al freddo, una quota consistente di loro muore o si ammala gravemente, benchè vi siano dei regolamenti precisi  che tutelano il trasporto di animali vivi.

Ci si dovrebbe chiedere anche che caratteristiche organolettiche ( tenerezza sapore consistenza odore) possa avere una carne proveniente da animali cibati con OGM e stressati.

Questi animali sono stati cresciuti in  allevamenti intensivi e dunque già da condizioni di sofferenza, dove  per mantenere un equilibrio sanitario, si è costretti ad utilizzare antibiotici per evitare il diffondersi di malattie. Una quota di residuo di chemioterapici e antiparassitari, le così dette p.p.m., parti per milione, rimane nelle carni e si tratta di metalli pesanti, quali cadmio, mercurio piombo e altri. Per non parlare della resistenza agli antibiotici che sta assumendo proporzioni preoccupanti.

La scelta di consumare carne biologica riduce notevolmente i rischi di ingerire Ogm, metalli pesanti e chemioterapici.  Per quale motivo?

Gli animali sono allevati in condizioni che permettono loro una vita serena in armonia con l’ambiente e con i propri simili, alimentati con cibo non geneticamente modificato, senza promotori di crescita o terapie antibiotiche preventive.

Gli spostamenti sono ridotti al minimo, perché gli allevamenti si trovano in zona e gli impianti di macellazione nel giro di decine di km. Si dice infatti “ a km 0”

Viene incrementato il mercato locale, aiutando i piccoli produttori a sopravvivere alle multinazionali  e si sostiene la tradizione  di razze locali, resistenti a malattie e patrimonio zootecnico nazionale, che altrimenti scomparirebbero, inghiottite da un mercato globale.

Dato che il prezzo della carne biologica è superiore a quello di mercato, si induce il consumatore a consumare meno carne a favore di cibi “meno nobili”, come legumi, verdure, carboidrati, uova, formaggi (sempre bio!) . Sempre dall’articolo leggiamo che  il consumo di carne nei Paesi sviluppati si è attestato nel 1995 su 77,3 chili a persona/ anno, e ha raggiunto gli 82,1 chili nel 2005. Ma solo per una parte del mondo, l’altra muore di fame!

Gli animali utilizzati nella zootecnia biologica ricevono come prime cure in caso di malattie trattamenti omeopatici e fitoterapici che non lasciano residui nelle carni e nell’ambiente.

Come ho scritto nell’articolo precedente, non tutti purtroppo si rivolgono a veterinari omeopatici,  adducendo scuse che conosciamo bene : “ con l’Omeopatia si possono affrontare solo patologie lievi” se le malattie si fanno serie l’Omeopatia non funziona!” e così via.

Per fare un esempio, la mastite nella vacca da latte è una patologia che può assumere toni drammatici; affrontata in tempo, con l’omeopatia può essere curata spendendo cifre irrisorie (5 euro contro 200 costo di una terapia tradizionale), senza lasciare residui nel latte e con una guarigione completa in breve tempo.  La condizione è che gli animali vengano allevati in modo naturale, con accesso ai pascoli, favorendo la riproduzione naturale rispetto a quella artificiale, utilizzando  razze locali che sono rustiche  e non spingendo le produzioni che hanno trasformato l’animale in una macchina tecnologica ad alta produzione.

Anche le greggi di pecore possono essere trattate omeopaticamente evitando di usare antiparassitari di cui negli ovini si fa un grande uso, arrivando a un equilibrio tra ospite e parassita, che è del tutto naturale.    Tutti i medicinali tradizionali assunti dagli animali vengono escreti nelle urine e nelle feci in forma attiva e inquinano terreno e falde acquifere.

m4ud3im27Per concludere se gli animali vengono allevati in numero minore, può esserci spazio per farli vivere dignitosamente, si ammalano meno o per niente, la qualità del prodotto è migliore e contribuiamo a inquinare meno.

Scusate se è poco!

Dott.ssa Carla De Benedictis

Medico veterinario Omeopata

Velletri (Roma)

www.lospiritodeglianimali.com

 

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di | 12 agosto 2014 · 8:50 am

Torino, 20-21 settembre 2014 allevamento etico e sostenibile

Torino 20-21 settembre 2014 (1)

Polo Culturale Lombroso16
Via Cesare Lombroso 16 – 10125 Torino
Etico e sostenibile: produzione e consumo nel
rispetto degli esseri viventi e dell’ambiente.
Per un ambiente sostenibile, per un consumo
consapevole, per una nutrizione di qualità.

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allevamento agroecologico dal sito www.francescapisseri.t

Articolo di Francesca Pisseri medico veterinario Pisa tratto dal sito http://www.francescapisseri.itIMG_1716

L’ Agroecosistema è un ecosistema utilizzato a scopi agricoli. E’ creato dall’ uomo il quale organizza l’ attività agricola su un ecosistema preesistente. In un agroecosistema l’ energia solare è la forza motrice, viene convertita in biomassa dalle colture, e in parte ( residui colturali) trasferita nel suolo sotto forma di sostanza organica, che i microrganismi in parte mineralizzano, rifornendo di nuovo le colture con elementi nutritivi. La biomassa colturale asportata con il raccolto può essere trasformata dagli animali allevati in produzione secondaria. Le deiezioni animali reintegrano la fertilità del suolo. L’ elemento sostanziale di differenza tra ecosistema e agroecosistema è l’ asportazione delle biomasse vegetali e animali ( produzione ) che può indurre una perdita di energia e materia tale da pregiudicare la capacità dell’ agroecosistema di autosostenersi. Tanto più l’ agroecosistema si allontana dall’ equilibrio quanto più sono necessari apporti energetici e chimici esterni.Il sistema definito industriale è nella sua essenza fortemente squilibrato, necessita quindi di continue correzioni tramite apporti esterni, di tipo chimico e di energia fossile. Nell’ agricoltura industriale i seguenti elementi sono di estrema importanza: meccanizzazione ( piu’ energia ausiliaria), concimazione minerale in luogo della concimazione organica aziendale e della rotazione delle colture, controllo chimico infestanti , fitopatie e malattie degli animali, irrigazione in aggiunta ad acqua meteorica, impiego di varietà vegetali e razze animali selezionate per ottenere grandi produzioni ( e non per la loro adattabilità all’ ambiente ). Nel sistema di produzione definito agroecologico l’ elemento di controllo e intervento umano è di fondamentale importanza, cambia però la sua forma rispetto a quello industriale : conoscenza di suolo, piante, animali, interazioni tra essi, scelta delle specie piu’ adatte all’ ambiente e non viceversa, interventi correttivi in caso di squilibri, gestione sanitaria basata su prevenzione ( omeopatia ). Quindi in tale sistema l’ apporto in informazioni ( cultura) è più importante rispetto all’ apporto in energia fossile e chimica del sistema convenzionale. Si preferisce utilizzare il termine AGROECOLOGICO anzichè BIOLOGICO in quanto il metodo di produzione biologico, che si rifà al rispetto delle attuali normative in materia, è basato essenzialmente sulla riduzione degli imput chimici, ma utilizza ben poco concetti di agroecologia, per esempio per quanto concerne la gestione dei pascoli, è quindi necessaria una evoluzione delle tecniche di allevamento seguendo i principi della permacoltura e della agricoltura sinergica.

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GIORNATA MONDIALE dell’OMEOPATIA a ROMA

Salve a tutti,

in occasione della giornata mondiale dell’omeopatia organizziamo:

guardate questo video  http://www.youtube.com/watch?v=iq8uM2RZPhQ

HAHNEMANN DAY

Benvenuti nell’Omeopatia del Nuovo Millennio!

Roma 14 aprile 2013

Città dell’Altra Economia – Largo Dino Frisullo (Testaccio – ex Mattatoio)

 

h.10.15  Giandomenico Lusi:  saluto della FIAMO Lazio

 

h. 10.30 -11.45: interventi di:  

  • Francesco V. Marino  (Vicepresidente FIAMO e Presidente LIGA Italia)
  • Pietro Federico (IRMSO)
  • Maria Luisa Agneni  (LUIMO, Osservatorio  FNOMCeO per la MNC)
  • Carla De Benedictis (SIOV)
  • Pietro Gulia  Capo redattore del giornale per i pazienti “Il granulo”
  • Gustavo Dominici  Direttore della rivista scientifica “Il Medico Omeopata”
  • Francesco E. Negro:  Il Museo di Storia dell’Omeopatia
  • Primo Mastrantoni (Segretario ADUC: Ass. Diritti Utenti e Consumatori)

h.11,45 -12,30:                   dibattito col pubblico

h.12,30-13,00:                    spazio musicale (Scuola Popolare di Musica di  Testaccio)                   

h. 13,00-13,30:                   bio aperitivo

 

Vi aspetto numerosi!!!

Dott.ssa Carla De Benedictis

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