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Il benessere del cavallo

mangiare-insieme-002I cavalli in natura sono animali sociali e vivono in gruppo. Non troviamo cavalli soli ad eccezione che siano malati, traumatizzati o vicini alla morte. Il branco comprende due tipi di gruppi sociali: il gruppo dell’Harem in cui lo stallone dominante è accompagnato da diverse fattrici e la loro progenie fino a tre anni di età, e il gruppo degli scapoli che consiste in maschi giovani e stalloni dai tre anni in su. Come un vero gruppo che funziona tutti lavorano per esso secondo uno schema in cui ognuno ha un suo ruolo e un suo rango sociale. Questo schema permette l’armonia sociale, sessuale, parentale, l’exogamia e strategie difensive all’interno del gruppo .

La fattrice capo ha il suo posto al centro del gruppo, ed è protetta da un cerchio di fattrici di rango inferiore, è il membro più importante , ed è colei che prende le decisioni, eletta alla sua posizione dal gruppo con consenso generale. La posizione non è tenuta con l’aggressività né mantenuta con la tirannia.

Lo stallone ha un ruolo difensivo e riproduttivo: non usa la forza per mantenere la disciplina all’interno del branco, ma solo l’autorità, e trascorre parte del suo tempo all’interno del branco per relazionarsi con gli altri membri del gruppo.

Solo in un caso usa la forza, quando giovani femmine e giovani stalloni devono lasciare il gruppo natale e vengono espulsi o per ristabilire la gerarchia dello stallone capo branco. Chi pensa che lo stallone agisca esclusivamente per competizione ha una visione molto riduttiva, lo scopo è l’outbreeding o exogamia, evitare cioè che si instaurino gruppi in consanguineità .

Quando i giovani sono costretti a lasciare il gruppo natale formano il gruppo degli scapoli e cercheranno un altro branco in cui inserirsi. I nuovi arrivi sono oggetto di grande interesse e eccitazione da parte del nuovo gruppo, e due individui dei ranghi più alti affiancheranno essi per la maggior parte del primo giorno, come delle guide, annunciando l’ingresso dei membri al resto del gruppo.

Il branco di cavalli selvatici occupa circa il 75% del suo tempo a mangiare e a ricercare pascoli di buona qualità, mantenendo uno stato di allerta continua e la preparazione a una fuga precipitosa. Ogni individuo può condurre il gruppo verso un nuovo pascolo, al di là del suo stato sociale e età, costituendo un inconscio esempio di democrazia e individualità.

Quando un branco pascola, tutti gli elementi sono dislocati strategicamente in base al loro stato sociale, in cui i due elementi più importanti lo stallone e la fattrice capo sono nel centro, difesi dagli altri, e gli elementi con un basso stato sociale alla periferia. Nel caso di allerta le sentinelle che stanno alla periferia avvertono il gruppo, e la fattrice capo deciderà se scappare e in quale direzione, mentre lo stallone si allontanerà dal gruppo fronteggiando il nemico e dando il tempo anche ai più deboli di scappare.

È praticamente impossibile avvicinare il branco senza essere notati, perfino sottovento.

Un altro fattore, oltre l’organizzazione sociale ,influenza il comportamento dei cavalli selvatici ed è il home range, cioè il raggio d’azione nella zona di appartenenza o pascolo familiare.

Il raggio di azione è l’area che il cavallo copre alla ricerca di cibo , comprende anche le pozze di acqua, l’ombra, i frangivento (zone riparate dal vento) e i rifugi contro gli insetti e può variare da 0,9 a 48 km², impiegando circa 16 ore per pascolo, ingerendo anche 60 kg di erba e percorrendo fino ad 80 km in un giorno. Da questo breve cenno, è possibile mettere in relazione condizioni relative alla vita selvatica rispetto alla realtà dell’addomesticamento

STATO SELVATICO ADDOMESTICAMENTO

Struttura sociale gerarchica di gruppo Carceramento Confinamento Scuderizzazione

Un gran camminatore Uso lavoro e sportivo in momenti determinati

Un gran mangiatore Dieta antifisiologica

Forte interazione con l’ambiente vs Interazione di scuderia ,antifisiologica, lavoro stressante

Istinto di fuga animale preda vs Istinto strumentalizzato dall’uomo per l’apprendimento

LE BASI DI UNA STEREOTIPIA

Il cavallo di plastica

Ogni situazione che si allontana dal sistema di home range e di concetto di gruppo, può avere ripercussioni sul comportamento e pone le basi per l’instaurarsi di una stereotipia.

Nel processo di addomesticamento il cavallo ha dovuto apprendere degli atteggiamenti e l’esperienza che esso ne fa, sia in positivo che in negativo, condizionerà per sempre il suo comportamento.

Per esempio se il cavallo fa un’esperienza di dolore associata a coercizione fisica per un intervento sanitario o di mascalcia con uso del torcinaso, quando si ripresenterà una condizione analoga , reagirà con la paura e con la fuga, e se questa non gli è consentita , con l’aggressione. La spiegazione sta nel processo di condizionamento classico di Pavlov, in cui uno stimolo che inizialmente non dava luogo a nessuna reazione, la ferratura, associato ad una situazione di dolore o di paura che il cavallo fronteggia con la contrarietà e con l’aggressività, perché è stato immobilizzato, esita in un processo di condizionamento tale per cui al ripetersi di quella situazione la reazione che ne seguirà sarà coerente con l’esperienza e con lo stimolo dato.

Stati emozionali riconducibili all’impotenza e alla paura possono ingenerarsi assai precocemente nel cavallo e due sono i momenti critici che potranno segnare l’atteggiamento psico- somatico e mettere le basi per una stereotipia: lo svezzamento e la doma.

Separare precocemente un puledro dalla madre e metterlo in totale isolamento per giorni a piangere cercando un solido riferimento del branco, è purtroppo una cosa assai diffusa. Come una doma violenta a base di maltrattamenti e punizioni, incomprensibili per il cavallo, generano stati di frustrazione e di “distress” cui spesso il cavallo non sa fronteggiare con un adattamento.

Nel cavallo allevato e scuderizzato l’acqua è a disposizione e il cibo non deve essere cercato. Una razione concentrata e fieno può essere consumata in 2 o 3 ore .

I nostri cavalli spendono solo il 15% del tempo nel mangiare e vivono anche isolati dai propri simili.

L’isolamento è uno dei motivi di frustrazione più frequente , toglie al cavallo per es. l’atteggiamento all’allogrooming cioè il pulirsi l’uno con l’altro , che è dimostrato ridurre la frequenza cardiaca e conseguente riduzione dello stress, o camminare in libertà e mangiare in continuazione. E’ stato studiato che maggiore è la distanza che in natura gli animali percorrono a piedi, maggiore è la possibilità che insorgano stereotipie in quella specie.

Esempio classico è il camminare avanti e indietro dei leoni e delle tigri dentro una gabbia di uno zoo.

I cavalli scuderizzati molto spesso vivono in box con grate di ferro che impediscono qualsiasi tipo di socializzazione e spesso vengono tirati fuori solo per essere lavorati. Ma anche mettendo il cavallo da solo al paddock durante la giornata, ha lo stesso effetto, se non può relazionarsi con i suoi simili.

Siamo sicuri che tenendo un animale confinato dentro a un box, noi soddisfiamo il concetto di welfare cioè di benessere?. Il prof. Roger Brambell definì welfare: “ un termine generale che comprende il benessere sia fisico che mentale dell’animale. Ogni tentativo di valutarlo, quindi, deve considerare l’evidenza scientifica disponibile relativa alle sensazioni degli animali, derivabile dalla loro struttura, dalle loro funzioni e dal loro comportamento.” Elencò anche le 5 libertà :

Libertà dalla sete, fame e malnutrizione

Disponibilità di un riparo appropriato e confortevole

Prevenzione, diagnosi e rapido trattamento delle lesioni e delle patologie

Libertà di attuare modelli comportamentali normali

Libertà dalla paura e dal distress

(British Farm Animal Welfare Council, 1979)

COMMENTO

Libertà dalla sete, fame e malnutrizione L’uso di complessi vitaminici e integratori cercano di supplire a una malnutrizione di tipo qualitativo

Disponibilità di un riparo appropriato e confortevole Il riparo confortevole è finalizzato al management e dunque un box che per quanto confortevo, crea isolamento

Prevenzione, diagnosi e rapido trattamento delle lesioni e delle patologie Vengono curate le patologie al fine di rendere abile l’animale per l’uso stabilito. Se non è economicamente vantaggioso si ricorre all’eutanasia o mattatoio

Libertà di attuare modelli comportamentali normali Per attuare questa libertà tutti i cavalli dovrebbero essere lasciati liberi in paddock a socializzare con i propri simili con un pascolo a disposizione

Libertà dalla paura e dal distress Dipende dalla relazione uomo-animale, quali modelli l’uomo mette in atto per lo svezzamento, doma e allenamento

Esistono diversi livelli di adattamento allo stress che possono essere più o meno rapidi e/o reversibili tenendo in considerazione gli aspetti genetici, fisiologici e comportamentali. Se lo stressore per l’organismo impatta in modo eccessivo i suoi sistemi di controllo, riduce le capacità di adattamento dell’animale provocando modificazioni a livello fisico e comportamentale.

STIMOLO —-STRESS —— ADATTAMENTO

STIMOLO —STRESS ——-NON ADATTAMENTO —— DISTRESS

I cavalli possono diventare anche molto fobici, aggressivi e pericolosi, perdendo di valore economico fino a contemplare eliminazione del soggetto con l’eutanasia o il mattatoio. Da ciò si ricava che l’equilibrio bioetico del benessere animale è fortemente condizionato dal criterio economico.

I comportamenti abnormi nei cavalli stabulati vengono chiamati vizi come se il cavallo fosse colpevole di questo, scaricando sul cavallo inoltre la responsabilità del suo comportamento.

L’approccio omeopatico è multifattoriale perché prende in considerazione tutti gli aspetti della vita

del cavallo storia remota, stato emozionale,ambiente in cui vive, alimentazione concentrata e fieno, patologie in atto, dolori sub clinici, tempo trascorso all’aria aperta, interazioni sociali . L’approccio omeopatico in ippiatria ha dunque gli strumenti per affrontare un caso complesso in quanto possiede nei suoi fondamenti una visione psico -emozionale e somatica integrata .

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Il benessere degli Ovi-caprini

mastite-pecora-gruppoEffetti del pascolo sul benessere animale

Esigenze etologiche

Al pascolo gli ovini trovano gli spazi per svolgere nel modo più naturale le loro attività.

Le pecore sono animali sociali, formano un gregge all’interno del quale si definiscono gerarchie e nel quale le diverse categorie di soggetti, distribuendosi liberamente nello spazio, esplicano le loro dinamiche etologiche.

L’ambiente di allevamento non sarà mai un ambiente naturale, ma si avvicinerà a condizioni naturali quanto maggiori saranno gli spazi a disposizione degli animali e la libertà nel muoversi indisturbati nel loro ambiente di vita.

Movimento

Il movimento esercitato dagli animali è una vera e propria ginnastica funzionale e respiratoria che si ripercuote positivamente sul tono muscolare e sulla salute dell’apparato cardiocircolatorio.

Gli allevatori ne riscontrano gli effetti positivi in termini di facilità di parto e di minore incidenza delle malattie.

Riduzione dello stress e sviluppo delle difese immunitarie

Negli animali che godono di ampie disponibilità di pascoli si nota, rispetto agli animali allevati in stalla, un minore stress da allevamento e di conseguenza un maggior sviluppo di difese immunitarie.

In altre parole gli animali meno stressati sono più sani e hanno bisogno di minori cure.

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Il benessere del maiale

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BENESSERE DEI SUINI

Il suino è un animale sociale che deve vivere in un gruppo e dunque è vietato isolarli.

In natura è un animale estremamente pulito: ha bisogno di un ricovero asciutto dove dormire, uno dove mangiare e bere e uno dove defecare che è sempre molto lontano dai due citati.

Ha bisogno anche di vasche dove rinfrescarsi d’estate

Ha bisogno di grufolare e cercarsi cibo, attività che lo mantiene attivo ed equilibrato ed evita la noia e la frustrazione.

La notte per dormire e per partorire ha bisogno di farsi il nido, sotto la paglia o sotto cumuli di foglie secche.

Vive costruendosi gerarchie molto strette: nel gruppo ci sono individui dominanti, non per forza maschi ed individui sottomessi. Questi ultimi devono avere la possibilità e lo spazio per stare lontano dai dominanti ed evitare di essere feriti e mutilati in lotte impari.

La scrofa è una madre premurosa e protettiva, ma anche il verro si occupa dei piccoli e dunque va lasciato in mezzo al branco.

Ai suini non vanno tagliate le code e i denti o messo l’anello al naso.

E’ prevista la vaccinazione di Aujeskzy, l’unica vaccinazione obbligatoria in Italia.

I suini rispondono benissimo ai trattamenti omeopatici nell’acqua da bere, evitando in questo modo lo stress della cattura e della terapia iniettiva.

 

 

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Cos’è il benessere animale

  • Il benessere animale

Il rispetto del benessere degli animali fa la grande differenza con i sistemi di allevamento tradizionali sia intensivi che estensivi.

Esistono ancora controversie rispetto a tutte le tematiche riguardanti il benessere animale. Anche la definizione di che cosa sia il benessere suscita ed ha suscitato infinite discussioni. Il fatto è che questo concetto è presente da tempo nelle “linee guida” redatte da alcuni Paesi e, quel più conta, in alcune normative della Comunità Europea, compreso il Reg. CE 1804/99.

Il benessere di un individuo è lo stato in cui si trova in relazione ai suoi tentativi di far fronte al proprio ambiente. Questo concetto si riferisce sia al numero dei tentativi fatti sia alla quantità di tentativi che hanno successo. I tentativi di far fronte all’ambiente includono il funzionamento dei sistemi di riparazione del corpo, le difese immunitarie, le risposte fisiologiche d’emergenza, ed una varietà di risposte comportamentali. In sintesi il benessere animale è la misura di quanto l’animale riesce, in un dato ambiente, a soddisfare i suoi bisogni (fame, sete, relazioni sociali, riparo, ecc.), di evitare sensazioni sgradevoli (paura, sofferenza, noia, ecc.), di sfuggire possibili pericoli (predatori, parassiti, malattie).

Un aspetto importante del benessere di un animale sono le sue sensazioni soggettive. Sensazioni piacevoli e spiacevoli sono parte dell’esperienza di un individuo quando cerca di far fronte al suo ambiente. La nostra conoscenza della complessità della organizzazione del cervello e del comportamento degli animali è tale che è ora inconcepibile che qualcuno non pensi che anche questi animali non abbiano sensazioni soggettive. E’ difficile conoscere le sensazioni soggettive degli animali, come del resto lo è anche dei nostri simili, ma dobbiamo accettare che queste sensazioni esistano e che siano simili alle nostre.

Autore Prof Andrea Martini

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Cosa sono gli allevamenti biologici

Vacca Maremmana

Vacca Maremmana

L’ALLEVAMENTO BIOLOGICO ha come concezione l’allevamento degli animali rispettando l’etologia della specie e i criteri di benessere animale, che negli allevamenti tradizionali intensivi vengono disattesi .

Prima di tutto vengono alimentati con prodotti vegetali di origine biologica prodotti nella stessa azienda. Il numero dei capi è proporzionale alla terra disponibile per farli pascolare. Le razze devono essere rustiche e possibilmente del luogo che bene si adattano a un tipo di vita naturale. Usare razze selezionate è un errore perchè non hanno la capacità di adattamento. Sono vietate le manipolazioni genetiche e la somministrazione di integratori sintetici

L’allevamento biologico segue criteri normativi definiti dall’Unione Europea, attraverso il

Regolamento CE 1804/99 e a livello nazionale con il D.M. n. 91436 del 4 Agosto 2000.

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Principi generali sono:

  • gli animali devono essere alimentati con prodotti vegetali ottenuti con metodo di produzione biologico, coltivati di preferenza nella stessa azienda o nella stessa zona in cui l’azienda ricade;
  • l’allevamento degli animali con metodo biologico è strettamente legato alla terra: il numero dei capi allevabili è in stretta relazione con la superficie disponibile;
  • l’impiego di razze ottenute mediante manipolazione genetica è vietato;
  • il trasporto del bestiame deve essere quanto più breve possibile ed effettuarsi in modo da affaticare il meno possibile gli animali. Le operazioni di carico e scarico devono effettuarsi senza brutalità ed è vietato l’uso di calmanti durante il tragitto;
  • il trattamento degli animali al momento della macellazione o dell’abbattimento deve limitare la tensione e, nello stesso tempo, offrire le dovute garanzie rispetto all’identificazione e alla separazione degli animali biologici da quelli convenzionali;
  • è preferibile allevare razze autoctone, che siano ben adattate alle condizioni ambientali locali, resistenti alle malattie e adatte alla stabulazione all’aperto;
  • le strutture per l’allevamento devono essere salubri, correttamente dimensionate al carico di bestiame e devono consentire l’isolamento dei capi che necessitano di cure mediche. Inoltre devono essere assicurati sufficiente spazio libero a disposizione degli animali;
  • la dieta deve essere bilanciata in accordo con i fabbisogni nutrizionali degli animali. Il 100% degli alimenti deve essere di origine biologica controllata;
  • non possono comunque mai essere somministrati agli animali allevati con metodo biologico: stimolatori di crescita o stimolatori dell’appetito sintetici; sottoprodotti animali (es. residui di macello o farine di pesce), fatta eccezione per il latte e i prodotti lattiero-caseari; organismi geneticamente modificati; vitamine sintetiche.

Per poter parlare di prodotti preparati (trasformati, conservati o condizionati) biologici:

· la materia prima deve provenire da aziende agricole inserite nel Sistema di Controllo;

· gli impianti di lavorazione devono essere differenti o, nel caso di impianti unici, devono essere preventivamente puliti da ogni residuo della lavorazione precedente;

· ogni operazione deve essere controllata da un tecnico ispettore dell’Organismo di controllo.

Autore : Prof Andrea Martini

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