Archivi tag: vacche da latte

Progetto “Inversion” – FIAVÈ (Tn)

Programma lancio Inversion 15.09.2018 (1)

 

PROGETTO INVERSION

prima fotoIl Maso Pacomio ristruttrato  sede del convegno  Fiavè (Trento)

Il progetto Inversion ha iniziato a prendere corpo nel 2014 e ci sono voluti due anni di preparazione per arrivare a questo convegno di lancio.

Ho partecipato come inviata di Ecoallevamento, il sito che si occupa di agroecologia. http://www.ecoallevamento.it

Il Trentino è una regione splendida e il tempo tiepido con un cielo terso ha reso la cornice ancora più spettacolare.

Allevatori, tecnici e organizzatori si sono molto impegnati nella realizzazione di questo convegno e anche della passeggiata con la cittadinanza domenica 15 settembre.

Sono motivati ma anche un po’ tesi per il confronto pubblico, perché il progetto  ha sollevato non poche resistenze ideologiche nell’ambito agricolo.   Modificare comportamenti e pratiche consolidate non è facile per nessuno, specialmente se producono reddito. Considerare il territorio un bene comune da tutelare anche facendo un passo indietro per poi farne due in avanti, va dimostrato, nonostante che questa sia una regione che del territorio ne ha fatto una industria turistica.

Come uscire da questo impasse ce lo propone il progetto “Inversion” e io sono qui a raccontarvelo.

 

Si inizia con il saluto del Sindaco che auspica la buona riuscita del progetto per il bene di tutta la comunità, e si passa poi alla vera introduzione del progetto “Inversion”, da parte della coordinatrice Giorgia Robbiati, sostenuta e coadiuvata da Patrizia Gionghi, collaboratrice dell’Ecomuseo della Judicaria.

Scopo del progetto è portare innovazioni agroecologiche in un territorio montano, vuol dire Inversione di rotta rispetto al modo attuale di concepire la zootecnia e l’agricoltura, un metodo basato sul concetto di resilienza e sostenibilità, che si serve di tecniche innovative per coltivare e allevare, di un metodo sinergico di lavoro basato sulla condivisione delle esperienze tra allevatori, esperti ed enti che sostengono il progetto.

seconda fotoInterno del maso ristrutturato, sede di eventi culturali

Ho avuto modo di ascoltare e conoscere Giorgia e Patrizia  nei giorni seguenti e di apprezzare il lavoro intenso e insostituibile, l’organizzazione e l’attività di collegamento tra allevatori, esperti ed Ecomuseo, nonché la grandissima ospitalità nei nostri confronti, fatta di spostamenti tra treni, alberghi e visite alle aziende e ai musei locali.

Giorgia elenca le aziende partecipanti e ne descrive brevemente le attività che svolgono e lascia la parola alla presidente dell’Ecomuseo, Giancarla Tognoni.  Ecomuseo non è un edificio dove trovare opere d’arte, ma è un progetto culturale per la salvaguardia del territorio coinvolgendo le comunità locali che vi abitano e che sono portatrici di valori e di saperi che rischiano di essere dimenticati. L’ecomuseo è dunque un vasto territorio formato da sei comuni in cui hanno sede le aziende legate al progetto “Inversion”. Il suo discorso è pieno di grande praticità e concretezza.

Prendere una strada così diversa per primi non è facile, dice la Presidente, è un percorso fatto di confronto e crescita tra i vari componenti, con Giorgia che è capofila e con gli esperti che vengono da fuori.

Il riconoscimento di questo territorio come Riserva di Biosfera UNESCO Alpi Ledrensi e Judicaria, dalle Dolomiti al Garda, è una opportunità di sviluppo sostenibile per il territorio, ma ha messo in luce alcune criticità per la presenza di allevamenti e di colture intensive nella Piana di Lomaso. “Inversion” diventa un progetto chiave per dimostrare che si sta lavorando per migliorare il territorio.

L’agroecologia è la strada.   I concetti di sostenibilità sono belli, ma devono essere sostenuti da scientificità, per poter dimostrare che non solo sono accettabili dal punto di vista filosofico ed etico, ma che sono economicamente vantaggiosi. Questo si può fare producendo dati certi, sperimentati, e protocolli riproducibili, valutando i costi di un approccio agroecologico rispetto a uno convenzionale, i vantaggi e i limiti di questo approccio.

 

Dopo questa illuminante  introduzione si passa la parola alle aziende che fanno parte del progetto e agli enti che hanno collaborato per la realizzazione della parte scientifica.

AZIENDE e consulenti

AZIENDA AGRICOLA CATTAFESTA MAURIZIO e Dr.  Sergio Zanazzi Medico Veterinario

terza fotoA sinistra il Dr. Sergio Zanazzi, medico veterinario e a destra Maurizio Cattafesta

Lama, alpaca, cani da slitta, bovini Highland e animali da cortile. Questa è la grande biodiversità dell’azienda gestita da Maurizio Cattafesta. Gli animali vengono alimentati a fieno e lasciati al pascolo in malga la maggior parte del tempo, con il metodo della rotazione. Si ha riduzione del lavoro in stalla e un uso molto limitato di antiparassitari. La relazione con gli animali è la mission di Maurizio, che non è una perdita di tempo, ma un investimento che viene restituito in termini di gestione e salute dei branchi.

Interviene l’esperto che coadiuva il progetto, il Dr. Sergio Zanazzi, medico veterinario, che fa un discorso bellissimo, indice di grande conoscenza degli animali e del proprio lavoro.  Negli ultimi decenni c’è stata la tendenza a sostituire gli animali anziani meno produttivi, che invece hanno un ruolo importantissimo all’interno di un gruppo. Gli animali imparano apprendendo da chi ha più esperienza, come ad esempio nelle fasi del parto, e gli anziani hanno anche un ruolo protettivo verso i più deboli, riducendo molto sia i conflitti che il lavoro dello stesso allevatore, perfino in un ambito intensivo. Anche il toro deve essere scelto in base all’ambiente in cui deve vivere e alla resistenza alle malattie. Per lavorare bene in una azienda devono essere fatti dei protocolli con indicazioni specifiche in modo da avere attenzione al lavoro che si svolge.

 

AGRILIFE e Francesco Vaccari CNR

Parla Moira Donati, una donna molto entusiasta del suo lavoro. Nella sua azienda si allevano 45 asini per la produzione di latte alimentare, è l’azienda del genere  più grande in Trentino. La prima attenzione, dice Moira, è rivolta al benessere animale, gli asini stanno al pascolo la maggior parte del tempo, fino a che il tempo lo permette, e  grazie al lavoro di consulenza della Dott.ssa Pisseri, ha potuto portare ulteriori miglioramenti alla sua azienda.

E’ stata rivista l’alimentazione e migliorato il pascolamento degli animali, che con la turnazione hanno la possibilità di avere sempre erba fresca a disposizione.  Questo ha elevato anche  quanti-qualitativamente la produzione del latte, che ora è ricco di vitamine e omega 3 e 6 rispetto al passato.

In questa azienda si inserisce l’esperimento sull’emissione dei gas serra  dell’Istituto di Biometereologia del CNR di Firenze, che espone Francesco Vaccari.

Su questi pascoli sono stati inseriti dei “collari” nel terreno che sono indicatori della produzione dell’anidride carbonica, CO2 e Azoto. La sperimentazione consiste nel dimostrare che terreni dove il cotico erboso è sano, ben concimato e ben pascolato, senza troppo carico di animali e trattamenti chimici, si sviluppano meno CO2 e Azoto rispetto a un pascolo dove il calpestamento e l’eccessiva concimazione provocano una elevata emissione dei gas, responsabili dei danni ambientali e climatici che conosciamo. Un altro pericolo è la compattazione del terreno dovuta al calpestamento sempre delle stesse aree, che crea uno strato impermeabile dove l’acqua scivola senza essere assorbita, con morte dei microrganismi che compongono il terreno e desertificazione di vaste zone che potrebbero invece essere molto fertili. Viene dunque effettuata anche una prova dell’assorbimento dell’acqua in ambedue i terreni, per avere parametri di paragone, più volte l’anno e in diverse stagioni.

AZIENDA AGRICOLA MASO PISONI   Dott.ssa  Francesca Pisseri,  Medica Veterinaria

Introduce al progetto la Dott.ssa Francesca Pisseri, che parla di gestione sistemica e di salute animale. Significa lavorare sul mantenimento della salute attraverso una corretta alimentazione, utilizzando le risorse già presenti in azienda. Un approccio agroecologico, dunque, che si basa su una gestione dei pascoli programmata e ragionata. Il pascolo è fonte di una alimentazione completa per gli animali, se si mantiene la salute del terreno che lo produce, e questo si può ottenere attraverso le turnazioni per permettere all’erba di ricrescere rigogliosa. Non solo, al pascolo le vacche camminano e si irrobusticono, vivono in un ambiente sereno dove rafforzano i loro legami di mandria, il rumine funziona bene e producono un latte ricco di vitamine e grassi. Dunque un concetto di allevamento antico ma innovativo, che si propone di mantenere la salute attraverso pratiche virtuose, con un limitato uso di farmaci anche per patologie gravi, come le mastiti,  e preferendo sempre l’omeopatia e la fitoterapia come primo approccio terapeutico.  Per il controllo dei parassiti, invece di somministrare farmaci di routine, si utilizza il monitoraggio con esame delle feci. In questo modo si trattano solo gli animali che ne hanno bisogno e non si inquinano i pascoli con antiparassitari che permanendo nel terreno uccidono molte forme di vita, che sono l’humus del terreno.

quarta foto

Da sinistra la Drssa Francesca Pisseri, Leonardo e Barbara

Queste pratiche virtuose, descritte dalla Dott.ssa Pisseri, sono state confermate nella loro efficacia da Leonardo e Barbara, che gestiscono il Maso Pisoni, sede di una bella fattoria didattica e di corsi estivi per bambini, nonché ristoro estivo e invernale per i turisti. Il progetto “Inversion”, dice Leonardo, gli ha fatto comprendere l’importanza di un buon foraggio e di produrre colture alternative alla soia, introducendo il pisello proteico e incentivando la produzione di foraggi per l’inverno.  Barbara enfatizza l’uso della omeopatia e della fitoterapia, non solo come metodo di cura alternativo, ma anche come un modo di prendersi cura degli animali, che aumenta la relazione con l’uomo e dunque il benessere in stalla.

 

 

AZIENDA AGRICOLA MISONET  e  Enrico Novelli

Con 5 vacche da latte di razza Bruna Alpina, questo giovane laureato in agraria, Oscar, ha messo in piedi un’attività commerciale destinando il latte a una gelateria gestita da due giovani ragazze. In questo modo si è creato un circolo virtuoso fatto di fieno prodotto sui propri terreni che va ad alimentare le vacche, le quali producono il latte che  è l’elemento fondamentale di una attività commerciale a base di gelati, yogurt e formaggi. E’ un modo di sfruttare le risorse del proprio territorio per vivere senza bisogno di abbandonare le aree rurali verso le città.  Il Dr. Novelli ha illustrato come la composizione del latte in acidi grassi e vitamina E aumenta in base al tipo di alimentazione e modalità di allevamento delle vacche.  Somministrando foraggi verdi alle vacche dell’azienda Misonet, diminuendo i cereali,  c’è stato un miglioramento della qualità del latte, con una diminuzione di acidi grassi nocivi (come il miristico e palmitico) e un aumento di vitamine A ed E, di CLA (acidi grassi benefici), di Omega 3 e 6, che svolgono un ruolo protettivo nei confronti di malattie cardiovascolari e degenerative.

 

 

AZIENDA AGRICOLA CARGOS e   Stefano Carlesi, Marzia Ranaldo

Stefano, un ingegnere che ha lasciato il suo lavoro attratto dal richiamo della sua terra, ha un progetto in via di realizzazione. Figlio e nipote di allevatori tradizionali, vede nel progetto “Inversion” la possibilità di rompere uno schema di allevamento intensivo,  portando  innovazioni che riguardano il benessere animale, il pascolo turnato, produzioni alternative ai soliti cereali, mais e soia e una valorizzazione del suo territorio ricco di storia,  che confina con l’area protetta della torbiera, un biotopo che è anche sito archeologico preistorico, importantissimo per il Trentino.

Il suo sogno si scontra con una realtà che vede nelle innovazioni agroecologiche una utopia giovanile più che un concreto sistema produttivo,e che  come è ora l’azienda di vacche da latte del padre. La sfida di questo giovane è appena all’inizio e si concretizzerà nel mettere una linea di vitelli da carne provenienti dalle vacche aziendali. Uno sfruttamento delle risorse già presenti, i vitelli maschi che nascono all’interno di una azienda da latte e che non hanno valore economico. “Un grande cammino si inizia con un piccolo  passo”, dice l’aforisma, e nel frattempo ha realizzato un grandissimo paddock con legno locale, che sarà sede del suo piccolo allevamento di bovini all’ingrasso con pascolo turnato, a partire dalla bella stagione.

 

Enrico Sturaro e Ilario Bazzoli

Il Dr. Enrico Sturaro ha parlato di pratiche gestionali innovative e di strategie di promozione di prodotti lattiero-caseari di alpeggio, lanciando un progetto nel progetto, di nome SMARTALP. Di fatto ha riproposto il ritorno a una pratica antica, l’alpeggio, soppiantata negli ultimi decenni da una zootecnia intensiva.  Il progetto si propone di valutare i rischi a cui sono sottoposte le vacche a regime intensivo che vengono portate in malga. A questo proposito si utilizzano tecniche innovative come ruminometri, valutazione delle emissioni di carbonio nei pascoli, BCS (body condition scores, cioè la valutazione dello stato nutrizionale della bovina), attraverso telecamere poste in sala mungitura, valutazione delle produzioni lattifere, podometri per monitorare quanto cammina una vacca al pascolo, droni e dati satellitari per monitorare la ricrescita dell’erba. Per fare ciò hanno una malga sperimentale dove si effettuano tutte queste misurazioni.

 

Prof.  FABIO CAPORALI

L’intervento del Prof. Caporali, “padre dell’agroecologia”, è stato l’atteso evento che ha chiuso il convegno.

sesta fotIl Prof. Caporali chiude il convegno

Il suo discorso denso, ricco di  riflessioni, accompagnate da una profonda conoscenza dell’agricoltura e dei territori, ha dato molti spunti di riflessione e si è ben inserito all’interno del progetto “Inversion”, dandone una base etica e filosofica.

L’agroecologia ha una forte relazione con la pratica dell’agricoltura, è la scienza delle relazioni che si occupa di agricoltura sostenibile, duratura nel tempo e nello spazio, afferma nel suo incipit il Professore. E’ un ideale, un fine che ci si pone di raggiungere attraverso il mezzo della scienza, che è a servizio della società.

L’agroecologia è importante perché è una transdisciplina, mette in relazione diversi componenti importanti in maniera armonica, tradizione e cultura, saperi antichi e innovazioni tecnologiche. Ha una base filosofica ed etica che persegue il bene comune.

Per costruire la sostenibilità bisogna agire localmente perché diventa un’impresa a carattere culturale, che investe diverse generazioni e richiede tempo. I cambiamenti iniziano all’interno delle nostre famiglie, nelle comunità locali.

La normativa sullo sviluppo rurale dà molte indicazioni su ciò che si deve fare in pratica e indica la prospettiva futura dell’agricoltura, che deve produrre un’economia che dia reddito e occupazione, che deve essere sostenibile e favorire le piccole imprese familiari, il diritto al lavoro sul proprio territorio, senza essere costretti ad abbandonare le aree.

Ignorare queste linee guida vuol dire non stare al passo con i tempi, è necessaria una inversione di tendenza, rispetto agli errori del passato, se si vogliono tutelare il territorio, il lavoro, gli animali e l’uomo.

Inversion vuol dire conversione, una inversione di tendenza che porta con sé un sistema di valori non solo tecnici ma che riguardano il ruolo dell’uomo nell’ecosistema.

E’ un progetto importante e virtuoso perché permette dialoghi tra i locali, reti sociali, la diffusione attraverso l’ Ecomuseo, i biodistretti per favorire la massa critica e formare alleanze a livello locale tra agricoltori.

L’esempio di “Inversion” è importantissimo perché coniuga tutti questi principi.

 

Il convegno si chiude con un grande applauso. Un riconoscimento per tutti coloro che hanno lavorato perché questo intelligente progetto si realizzi, dall’Ecomuseo agli allevatori e ai tecnici.

Il rammarico di una mancata partecipazione degli allevatori scettici e/o contrari a questa “innovazione” c’è, e si tocca con mano.

Quando manca il confronto, che può essere anche scontro, si va all’impoverimento della società. Rendere ardui e complicati percorsi che potrebbero dare benessere a tutti e speranza per i giovani, rafforza però chi li persegue, e dunque ottiene quasi sempre l’effetto contrario.

E’ duro portare avanti idee innovative,quando si è costretti a  districarsi attraverso difficoltà di natura poco etica, ma se ne esce, specie quando si lavora in gruppo, quando sempre più persone vengono coinvolte.

E il buon cibo offerto dalla sgra Marina, è in questo caso anche un conforto dell’anima, oltre che nutrimento del corpo.

Un buffet speciale cucinato con amore e servito in una sala in pietra portatrice di storia, con prodotti aziendali biologici e formaggi di malga, le montagne e il verde come cornice naturale.

ultima foto

Sono molto onorata di aver fatto parte di tutto questo!

 

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Agroecologia, Rassegna Stampa

Il latte vaccino è sano?

vacche nardoni (15)

Latte_Petrini_laRepubblica

Lascia un commento

Archiviato in Allevamento intensivo, Sicurezza alimentare

Gestione omeopatica della mandria bovina

Dr. Massimo Bertani

Lavoro come buiatra dal 1979 nel comune di Neviano degli Arduini nelle colline di Parma  e da quando ho intrapreso la via dell’omeopatia, da circa quindici anni, mi sono posto molti quesiti ad alcuni dei quali sono riuscito a dare una risposta, traendo alcune conclusioni:

1. l’accanimento terapeutico allopatico porta la vacca al macello

2. molto spesso è meglio “il non fare”, poiché le potenzialità di autoguarigione della natura sono molto elevate

3. manca un linguaggio veterinario repertoriale per cui occorre costruirlo

4. manca un materia medica adatta alla specie su cui si lavora

5. è fondamentale annotare giornalmente le osservazioni, i colloqui,  le sensazioni, le considerazioni nate sul momento

6.   occorre studiare molto

DOVERI DEL  BUIATRA

a) Individuare le cause di privazioni di salute e rimuoverle

b) Condurre l’allevatore ai principi della natura

c) Portare verso la guarigione nel modo meno traumatico il singolo, salvaguardando la mandria e la specie

L’approccio omeopatico non è esclusivamente terapeutico o di profilassi così com’è in allopatia, ma è volto anche ad aiutare l’allevatore a comprendere l’etologia della specie che alleva ed alcuni principi naturali. Consideriamo per esempio come si comporta un buiatra allopata nel caso di diarrea neonatale dei vitelli: esso attua delle misure di profilassi, tipo colostrare subito alla nascita, igienizzare il più possibile l’ambiente, consigliare medicati auxinici e vaccinazioni (misure tutte focalizzate contro virus e batteri, come se fossero le cause di malattia). I risultati ottenuti sono scadenti. Occorre abbandonare queste fittizie tecnologie consumistiche dettate dalle case chimico-farmaceutiche  e seguire sempre la retta via che ci detta la natura. Ragionando dal punto di vista omeopatico possiamo e dobbiamo consigliare meglio l’allevatore. Infatti è importante considerare che:

gli alimenti che introduciamo portano con sè ritmi e funzioni

che sono propri dei vegetali od animali da cui provengono,

portano quindi dei processi di estraneità nell’organismo che li assume, il quale deve Neutralizzare questi aspetti queste componenti estranee, prima di versarne il contenuto nel proprio circolo, nel sangue

con la prima introduzione in bocca, inizia il processo dello

sciogliere che si continua in tutto il suo percorso nell’apparato

digerente.

Ma il neonato non ha ancora acquisito le capacità di cui sopra, pertanto occorre un alimento che non sia estraneo, che non debba essere sciolto, che sia la continuazione della vita di quando era nel grembo materno:  solo il latte assunto direttamente dai capezzoli della madre risponde a tutti questi requisiti. Consigliando l’allevatore in questo senso rispondiamo al nostro dovere di Veterinari Omeopati: infatti

-eliminiamo la prima causa di privazione di salute

-siamo in sintonia con la natura

-rafforziamo l’istinto dell’animale

-non alimentiamo il miasma sifilitico della madre (distacco del neonato)

OSSERVAZIONI OMEOPATICHE NELLA VACCA DA LATTE

2.a. SINTOMO LOCALE

Nella vacca il sintomo locale è estremamente importante ed è sufficiente, se modalizzato, per la scelta del rimedio. Il bovino obbedendo al suo istinto, si esprime con movimenti, atteggiamenti del corpo e delle sue parti, espressioni, modo di guardare, modalità, polso, battito, respiro…

2.b. FECODAZIONE ARTIFICIALE

1) Rappresenta un importante fattore di privazione di salute, sia come aggravamento miasmatico verso la sifilide (repressione sessuale), sia come perdita dell’istinto sessuale ed è quindi una causa di sterilità

2) Non potendo intervenire sul toro adibito alla F.A (fecondazione artificiale), introduciamo un carico miasmatico pesante nel nostro allevamento. Quindi l’obiettivo è di praticare almeno una volta nella carriera della fattrice la monta naturale, e di arrivare a trattare e miasmaticamente i riproduttori.

2.c. FACIES

Lo sguardo, la facies negli animali è fondamentale. Gli animali presentano alcune particolarità che li differenziano dall’uomo:

a) essi vivono più nella loro vita pensante interna, poiché non pensano con la testa, dato che il cervello è molto incompleto, poco sviluppato

b) anatomicamente nell’occhio i vasi sanguigni entrano fino al corpo vitreo, formando la cosidetta membrana dell’occhio, grazie alla quale possono utilizzare sangue venoso (quindi già consumato) e ciò gli permette di avere oltre all’attività sensoriale esterna, un’attività pensante interna

c) il pensiero è già formato a livello dell’occhio, non necessita di un’ulteriore elaborazione cerebrale, non viene filtrato, è al di fuori della coscienza, è patrimonio dell’istinto.  Ecco perché è così importante e fondamentale nel bovino, ciò che rivela la facies, ciò che esprime lo sguardo in modo netto e sincero che mai con la parola lo si potrebbe esprimere.

2.d. RIMEDIO E SUE ESPRESSIONI IN NATURA

Dallo stato ponderale alle qualità più sottili della sostanza semplice, il rimedio in natura si rivela nelle sue svariate e molteplici espressioni. Studiare il rimedio facendo arte delle sue virtù conosciute nella pratica veterinaria, nella tradizione popolare, nei modi di dire, nel motivo della chiamata, nel nome conferito all’animale, nell’atmosfera energetica del rimedio dominante che circola nella famiglia dell’allevatore, nella tavola periodica, nei quattro elementi, nel cosmo, è indispensabile per un approccio terapeutico globale, un’immagine più completa di tutte le potenzialità, le più sottili del rimedio, che non sempre si possono evidenziare in modo chiaro da un prooving.

2.e. ESPRESSIONI DELL’ISTINTO NEL BOVINO

Bisogna chiedersi cosa può arbitrariamente decidere di fare una vacca. Nell’allevamento tecnologico si può esprimere l’istinto dell’animale? Che sia a stabulazione fissa o libera, su lettiera o cuccette l’unica cosa che non le viene imposta è la posizione di decubito (fianco destro o sinistro, arto anteriore in avanti oppure no). E’ importante quindi fare rilievi di posizione per individuare quel 15% di soggetti presenti in qualunque allevamento che hanno espresso tale scelta.

2.f. VACCA E METABOLISMO

Dobbiamo imparare ad usare i nostri sensi, a recepire i messaggi che la natura ci manda, a capire che le cose più semplici sono le più importanti. Se entriamo in quest’ordine di idee, osservando un bovino ciò che più ci colpisce è l’addome e la straordinaria capacità metabolica di questo animale. La complessità dell’apparato digerente per la presenza dei quattro stomaci, la ruminazione, il rapporto dinamico acidosi-alcalosi fa si che qualsiasi apparato si ammali, si ripercuota comunque sulla digestione sia direttamente che indirettamente. Il bovino è tutto addome, è tutto apparato digerente: il capitolo feci quindi diventa fondamentale nella repertorizzazione, non è un sintomo locale come nell’uomo e negli altri animali, ma occupa nella gerarchia una posizione nei sintomi generali.

2.g. SEMIOLOGIA OMEOPATICA

occore dare rilevanza a:

-esame lingua

-polso

-temperatura locale

-feci

-prova del sale (terra)

-prova dell’acqua (acqua)

-prova del vento (aria)

-prova dello zucchero (fuoco)

-prova del carattere

2.h. REPERTORIZZAZIONE VERTICALE

Nella scelta del rimedio a volte si può fare la repertorizzazione verticale: cioè si prendono sintomi chiave che si ripetono nelle generazioni precedenti e contemporanee (madre, nonna, sorelle, nipoti).

3. ESPERIENZA IN UN ALLEVAMENTO DI VACCHE DA LATTE

Premessa

L’allevamento di vacche da latte “Monte Lupo” è situato nel Comprensorio del Parmigiano-Reggiano in località Ianese, comune Neviano degli Arduini. Sono presenti 120 frisone in una struttura che sta convertendo la lettiera in cuccette, rimonta interna su lettiera. Alimentazione a base di fieno e mangime distribuito da stazioni compiuterizzate e manualmente due volte al di.

3.a. SCHEDE INDIVIDUALI

-Occorre una stretta collaborazione veterinario-allevatore

-Evidenziare i dati fondamentali per avere una facile lettura fotografica

-Clinico, ginecologo, omeopata è il veterinario aziendale

-Dare colore alle caratteristiche miasmatiche azzurro, giallo, rosso

-Padre, madre, e legami di parentela per poter individuare le famiglie

-Riportare i controlli mensili A.P.A.

-Devono figurare le repertorizzazioni

-Note alla fine

3.b. EUGENETICA

-Durante il periodo di asciutta si compiono tre interventi di cui il primo è con sulphur

-Il trattamento deve essere strettamente individuale

-E’ importante verificare sempre, specialmente in soggetti giovani con poca storia, gli antecedenti familiari.

Dove si pratica l’eugenetica la risposta è diversa:

a) le vacche di allevamenti trattati dal punto di vista eugenetico rispondono al  90% all’omeopatia, negli altri allevamenti la risposta è inferiore; è come quando si inizia a parlare una nuova lingua, subito non ci si capisce, poi sempre di più, fino a parlare tutti allo stesso modo: è il linguaggio energetico

b) le vacche di allevamenti trattati si ammalano, ma difficilmente presentano patologie irreversibili e sono per lo più recuperabili

Curiosità

1)La bovina frisona più anziana presente sul territorio comunale appartiene all’allevamento

Monte Lupo anno 1989; la seconda classificata come anzianità è presente nell’azienda Ugolotti Silvio Davide Matteo ma allevata sempre da Monte Lupo

3)le cause che portano ad eliminazione dei capi riformati rientrano nei traumatismi, o errori

alimentari grossolani non dipendenti dall’azienda

5)le terapie antibiotiche durante la lattazione si calcolano in una percentuale del 1%

6)non sono mai state intraprese pratiche vaccinali

7)non si praticano indagini batteriologiche o virologiche di nessun tipo, ne profili metabolici

8)i parametri di qualità e sanità del latte rientrano nella norma

9)la mandria non ha mai manifestato forme influenzali od altre malattie epidemiche.

3.c. MIASMI

-Fondamentale controllare l’evoluzione miasmatica orizzontale e verticale

-Il viraggio miasmatico si può vedere anche nello stesso individuo sia come miglioramento che peggioramento

-Risulta difficile eliminare nell’ambito di una sola generazione una data predisposizione miasmatica, occorrono più generazioni

-Durante la gravidanza può comparire nella madre un segno del miasma fetale

-Due gravi repressioni presenti in quasi tutti gli allevamenti che aggravano il carico miasmatico sono:

repressione sessuale

distacco dal neonato

4. SPERIMENTAZIONE PERSONALE

4.a. MATERIA MEDICA DELLE BESTIE BOVINE

Essere veterinario buiatra vuole anche dire ascoltare ed annotare tutto ciò che ci racconta e ci insegna l’allevatore, poichè è frutto di tradizioni, di una cultura che si tramanda da moltissime generazioni, i modi di dire, di agire, di interpretare, di curare l’animale entrano a far parte del

rimedio e completano il prooving. Ecco allora che vediamo una materia medica arricchita ed adattata alle varie specie animali.

4.b. REPERTORIO DELLE BESTIE BOVINE

Per ogni patologia ho compilato delle schede dove ho messo sia i sintomi locali che quelli generali patognomonici delle malattie, che lo stato mentale tipico delle stesse, il tutto ripetuto nelle varie aziende. Dalla raccolta delle caratteriste comuni, sempre presenti e dalla conseguente repertorizzazione con radar è uscita la cerchia dei rimedi da sperimentare nella clinica. Le positive risposte  delle bovine verso la guarigione hanno permesso di individuare i rimedi al terzo grado. I rimedi che figurano al primo ed al secondo grado escono invece da uno studio repertoriale e di materia medica. E’ un repertorio dinamico poichè la sperimentazione clinica continua e nuovi rimedi al terzo grado si aggiungono a quelli già presenti.

Bibliografia

Grandgeorge, D. Lo spirito del rimedio omeopatico

Morrison R. Manuale guida ai sintomi chiave e di conferma

Ortega, P.S. Appunti sui miasmi

Ortega, P.S. Introduzione alla medicina omeopatica.

Radar, HMS

Reves, J. 24 Capitoli di omeopatia

Sankaran, R. La sostanza dell’omeopatia

Schmidt, P. Quaderni di omeopatia

Steiner, R. Impulsi scientifico-spirituali per il progresso dell’agricoltura

Steiner, R. Una fisiologia occulta

3 commenti

Archiviato in Medicina Omeopatica