Differenze tra allevamenti tradizionali e biologici moderni

Differenza tra Allevamento biologico “tradizionale” e Allevamento biologico “moderno”

Attualmente la maggior parte di quelli che fanno zootecnia biologica sono ancora agricoltori per i quali l’allevamento rappresenta solo una parte della loro attività. In genere appartengono ancora alla categoria di quelli per cui la scelta di fare agricoltura biologica è stata prima di tutto un fatto ideologico e poi una scelta imprenditoriale. Questi soggetti talvolta hanno una visione del biologico molto “integralista”, e ritengono che alcune tecniche di allevamento, che eppure sono consentite dai disciplinari, siano in contrasto col concetto stesso di produrre biologico. Mi ricordo, ad esempio, di una discussione presa durante un seminario con un allevatore di capre che non voleva sentir parlare in nessun modo della utilizzazione degli insilati, nella alimentazione dei sui animali. Questo tipo di posizioni, se da una parte sono apprezzabili, perché danno al consumatore ulteriori garanzie di serietà del prodotto, dall’altra fanno capire come siano difficili ad ottenere produzioni di alimenti biologici di origine animale sufficienti a soddisfare un mercato che dovrebbe essere in espansione.

Esistono ancora poche aziende specializzate di certe dimensioni come la già ricordata Cooperativa “Emilio Sereni” di Borgo S. Lorenzo. Stanno emergendo solo ora imprenditori classici che hanno convertito o stanno convertendo le loro aziende e per i quali produrre biologico rappresenta una precisa scelta imprenditoriale. Con queste aziende “moderniste” il rischio è il contrario di quello ricordato per le “integraliste”. C’è il pericolo che questi imprenditori neo-biologici, sostenuti dalla logica del profitto, tendano ad interpretare in maniera troppo elastica i disciplinari di produzione.

Certamente i tipi di allevamento estensivo, come ad esempio quelli delle pecore o dei bovini da carne condotti sui terreni marginali dell’Appennino, sono generalmente di per sé molto vicini a quanto richiesto dai disciplinari di produzione, e quindi lo sforzo da fare per adattare completamente l’allevamento al metodo di produzione biologico è in genere modesto. Un’opera di informazione sistematica degli allevatori potrebbe in questo caso essere utile per far conoscere questa possibilità di valorizzazione dei prodotti dell’allevamento. Per alcune regioni centro-meridionali, dove ancora la pastorizia e la trasformazione dei suoi prodotti assume un aspetto rilevante, la possibilità di poter valorizzare queste attività ecocompatibili di alta qualità mediante l’iscrizione ad Organismi di controllo che le possano certificare, può risultare estremamente interessante. E’ ad esempio il caso dell’Abruzzo, regione per altro ricchissima di aree protette, dove solo in questi ultimi anni gli allevatori si sono resi conto di questa possibilità. Spesso gli Organismi di Controllo debbono solo prendere atto della ecocompatibilità di questi allevamenti e della loro naturale aderenza ai disciplinari di produzione senza dover chiedere all’allevatore di effettuare cambiamenti nel sistema di gestione.

§ Allevamento biologico “moderno”

Diverso è il discorso per gli allevamenti intensivi come il ricordato allevamento dei polli da carne o da uova, e come la maggior parte degli allevamenti dei conigli e dei maiali. Questi sono difficilmente convertibili perché spesso necessitano non solo di un rimodernamento totale delle strutture, di solito oneroso, ma anche di un cambiamento totale della mentalità dell’allevatore. Questo non vuol dire che dall’oggi a domani l’allevatore classico debba diventare da inquinatore ecologista e da sfruttatore di animali animalista. Inizialmente potrà essere spinto solo dalla convinzione di fare una scelta economicamente valida per la propria azienda, ma in un secondo tempo dovrà assumere una mentalità diversa, più rispettosa verso gli animali, l’ambiente e gli utenti finali dei suoi prodotti. La conversione di grosse aziende produttrici è del resto importante per la diffusione della zootecnia biologica, ed per far sì che i prodotti da essa derivati possano diffondersi sempre di più e a prezzi accettabili fra i consumatori. Del resto anche grandi aziende di trasformazione stanno mostrando un grosso interesse per questi prodotti e stanno cercando di acquistare carni prodotte secondo il metodo biologico da utilizzare nelle proprie linee di alimenti per bambini.