Zootecnia biologica: un po’ di Storia

Il concetto di zootecnia biologica non ha certamente più di 10 anni, ed è almeno di tre lustri più giovane rispetto a quello di agricoltura biologica intesa come solo coltura dei vegetali. Conviene fare qualche cenno storico per capire meglio.

All’interno del movimento ecologista internazionale negli anni ’70 si formarono le prime associazioni che si occupavano di agricoltura biologica. Anche in Italia molti decisero di dedicarsi a questo tipo di produzione. C’è da dire che almeno all’inizio pochi di quelli che decidevano di diventare produttori biologici erano agricoltori, ma erano singoli o gruppi spesso spinti da motivazioni ideologiche che facevano loro superare difficoltà a cui un agricoltore classico si sarebbe subito arreso. Essi agivano spesso in maniera individuale o scollegata, tanto che in Italia verso la fine degli anni ’70 esistevano in pratica poche associazioni che si occupavano del problema (fra le principali Aam Terra Nuova, Suolo e Salute e l’Associazione per l’Agricoltura biodinamica). Dopo 10 anni alla fine degli anni ’80 c’erano già un buon numero di associazioni che si occupavano di agricoltura biologica fra cui il movimento più rappresentativo era la Commissione nazionale “Cos’è biologico”, gruppo di lavoro costituto da 16 membri fra associazioni, coordinamenti regionali, centri naturali e tecnici nato per promuovere una legge che riconoscesse i prodotti biologici in Italia (da questa Commissione nacque in seguito l’AIAB). Fino ad allora infatti, al contrario di molti Paesi europei (Gran Bretagna, Francia, Germania, Olanda) legalmente in Italia non esisteva nessun prodotto che si potesse chiamare biologico. Un primo riconoscimento si ebbe nel 1988 con una circolare del Ministero dell’Agricoltura.

Si cominciò si può dire solo allora a pensare anche ad una regolamentazione per le produzioni animali sulla base dei criteri definiti a livello internazionale dall’IFOAM.

Fino alla fine degli anni ’80 dell’allevamento, anche se in effetti praticato dagli agricoltori biologici che avevano normalmente nelle loro aziende api, polli, conigli, pecore e capre si parlava poco. Il motivo era che c’era una certa renitenza a parlare di quello che all’interno del movimento ecologista veniva senz’altro visto, con ottica già animalista, vegetariana, o addirittura vegetaliana, come intollerabile sfruttamento degli animali. Tanto che erano in molti a teorizzare una agricoltura biologica senza animali, che cioè non utilizzasse nemmeno fertilizzanti di origine animale.

Da allora effettivamente molto è cambiato anche sulla spinta di convegni internazionali o nazionali e dal fatto che finalmente nel 1999 è stato approvato il Regolamento CE 1804 che dal 24 agosto 2000 è in vigore in tutti gli stati europei.