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Si descrivono i principi di benessere animale, divisi per specie.

Cavalli al pascolo: vantaggi, problematiche e sostenibilità

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Il pascolo per il cavallo è una soluzione salutare che consente stare all’ aria aperta, di fare esercizio, di migliorare il benessere e che può diminuire notevolmente la spesa  per l’alimentazione.

Per fornire  al cavallo un ambiente meno restrittivo e innaturale del box e per ridurre le spese, ora si usa molto dividere i terreni in tanti piccoli appezzamenti chiamati   paddock ,forniti di capannine ,  acqua e divisi tra di loro da recinzione elettrificata .

Quelli che erano prati o pascoli, senza un’ opportuna gestione, diventano in breve tempo terreni desertificati e pieni di piante infestanti.

Spesso si tengono più cavalli di quanto un terreno ne consenta, creando il fenomeno del sovrapascolamento, il calpestìo continuo compatta il terreno, lo rende impermeabile all’acqua per cui diventa fangoso d’inverno e polveroso d’estate, con sviluppo di patologie correlate.

Il motivo per cui i pascoli su cui soggiornano i cavalli sono soggetti a impoverimento sono molteplici.  Il cavallo ha la fama di essere un pessimo pascolatore . La conformazione del suo piede con un unico dito e la presenza di incisivi sia superiori che inferiori , danneggiano il colletto della pianta  e  l’apparato radicale perché calpestano e strappano a raso terra , il modo di pascolare a “spot” , un po’ qua e un po’ là,  non consente di sfruttare al massimo le superfici. Considerando poi  che   il cavallo non mangia più intorno alla zona dove ha sporcato,  anche  se le feci  vengono  rimosse, riduce ulteriormente sia la ricrescita delle essenze erbacee sia la zona di pascolo, a favore di piante meno appetibili e infestanti.     Quando non c’è più niente da mangiare, vengono attaccati gli alberi e le staccionate, a meno che non si fornisca fieno.

Il pascolo, se ben gestito, non solo permette un notevole risparmio sull’alimentazione, ma soddisfa i bisogni etologici e comportamentali del cavallo, con notevole incremento della sua capacità produttiva in termini di qualità del lavoro.

L’errore che si commette di frequente, è tenere più animali di quanti una superficie possa sopportare.  In breve si procura un inquinamento ambientale perché il carico di azoto derivante dalle deiezioni  viene assorbito dal terreno e più in profondità dalle falde acquifere.  In questo modo si selezionano  alcune specie erbacee non commestibili più resistenti, rispetto ad altre edibili danneggiate dal sovrapascolamento , con  perdita di fertilità del terreno.  Sulla superficie e in profondità della terra, anche se noi non li vediamo, esistono una miriadi di animaletti che contribuiscono alla  sua sopravvivenza, e di questi insetti si nutrono gli uccelli e i  piccoli mammiferi terricoli di cui si nutrono i predatori più grandi, in poche parole, se si disertifica la terra, si uccide la  biodiversità* .

*La coesistenza in uno stesso ecosistema di diverse specie animali e vegetali che crea un equilibrio grazie alle loro reciproche relazioni.

In questi ultimi anni molta attenzione è riposta sui temi della socialità del cavallo per incrementarne il benessere psico-fisico,  sempre più strutture si organizzano per tenere i cavalli in gruppi, con gestione naturale, paddock paradise e metodo barefoot ( scalzo).

Poca attenzione invece è data ai benefici  dell’alimentazione fresca pascolata  che fornisce energia, mantiene l’intestino in continuo movimento prevenendo le coliche, fornisce un equilibrato apporto di carboidrati e proteine, mantiene l’animale occupato per molte ore evitando l’insorgenza di problemi comportamentali dovuti alla noia, diminuisce l’integrazione con mangimi e pellettati.

Inoltre col pascolamento il cavallo evita di ingerire sabbia, terra  e inalare polvere  situazione che accade quando viene lasciato il foraggio per terra.

L’impatto ambientale dovuto all’inquinamento dei terreni  è  aumentato  per l’uso improprio  di antiparassitari, i  vermifughi,  somministrati erroneamente in modo preventivo ,che vengono escreti con le feci in forma ancora attiva. Questi prodotti ,tutti a base di Avermectine, sono estremamente tossici per l’ambiente in quanto si legano al terreno e uccidono la microfauna responsabile della fertilità della terra. Attraverso l’apparato radicale i farmaci passano nelle piante e negli ortaggi  , (chi pensa di concimare l’orto con lo stabbio di cavallo deve assicurarsi che non abbiano assunto medicine), e hanno una persistenza lunghissima nell’ambiente, si parla di molti anni.  Una delle vittime eccellenti  di questi farmaci è il lombrico, ma  è nociva anche per molti insetti e pesci di acque dolci che sono soggetti a mutazioni genetiche.

Si evince che  una gestione  intensiva dei cavalli al pascolo può essere causa di inquinamento e forte riduzione di biodiversità.

Cosa si può fare allora?

L’evoluzione verso una gestione che tenga in equilibrio uomo-animale-ambiente  è insita nel concetto di agroecologia. La gestione agroecologica è un vero e proprio sistema di produzione dove il controllo umano è di fondamentale importanza.  Spesso si ha la percezione erronea che il ritorno alla natura sia lasciare l’ambiente a sé stesso e gli animali liberi di fare quello che vogliono. Questo è il modo migliore per rovinare un ambiente, perché dove c’è interazione uomo-animale, anche se si possiede un cavallo solo, quell’ambiente sarà molto delicato da gestire, per evitare danni irreversibili alle piante, al sottobosco, al cotico erboso, alla fauna terricola e selvatica e inquinamento delle falde acquifere.

La pratica agroecologica è molto sofisticata e più impegnativa dal punto di vista organizzativo rispetto a quella tradizionale intensiva, perché richiede studio, approfondimento , grande capacità di osservazione e collaborazione tra le varie figure professionali.

Per non rovinare un pascolo bisogna prevedere delle rotazioni e turnazioni.  Le rotazioni prevedono un utilizzo del pascolo alternato tra diverse specie pascolanti, esempio pecore o bovini, e  a colture erbacee.

Nella turnazione dei pascoli si deve tener conto del tempo di permanenza in base al carico animale, alla qualità delle specie erbacee presenti e  alla stagione . Il cavallo non può pascolare tutto il giorno come i ruminanti, specialmente in primavera, a causa del suo sistema digestivo che non sopporta grandi fermentazioni, che sono causa di  laminite.

La  turnazione ha anche il vantaggio sia di permettere la ricrescita delle essenze erbacee e del controllo delle piante infestanti ma anche  di mantenere bassa la carica parassitaria, in quanto se le uova schiudono, non trovano l’ospite sensibile.  Si può ridurre l’uso di antiparassitari  effettuando un  monitoraggio dei parassiti  e intervenire con antiparassitari mirati che hanno un minor impatto ambientale  evitando le molecole  a largo spettro, come le Avermectine.

L’uso dell’omeopatia  come metodo di cura delle comuni malattie e delle parassitosi, è parte integrante  del modello agro-ecologico. I rimedi omeopatici  sono sostanze che non lasciano residui nell’ambiente e negli animali, hanno un costo basso  e possono essere somministrate nell’acqua da bere o singolarmente, senza stressare l’animale.

Per attuare un sistema agro-ecologico c’è bisogno di molte figure professionali che interagiscono, come il veterinario esperto in agro-ecologia, l’agronomo, l’allevatore e il personale addetto.

Se si parla di piccole realtà con pochi cavalli, un veterinario esperto in materia  può dare avvio al sistema e monitorarlo.

Non dimentichiamoci che, sebbene il cavallo venga usato come animale sportivo, il modo in cui viene gestito nei grandi e piccoli circoli ippici, rientra a pieno titolo nel modello di allevamento intensivo al pari di quello bovino, suino e avicolo, perché rispecchia il concetto di un numero elevato di animali in piccoli spazi, con ricadute sul benessere e sull’ambiente.  Anche la persona, adulto o bambino che impara, viene molto condizionata dal sistema intensivo di gestione del cavallo, spesso basato solo sul concetto di uso senza preoccuparsi delle ricadute etiche, di benessere ed ambientali.

L’agroecologia, è un modello sperimentato con successo su specie da reddito e applicabile  nel cavallo con opportuni adeguamenti  e accorgimenti.

 

 

Dr. Carla De Benedictis

Medico Veterinario

Diplomato in Omeopatia e Agopuntura

Rocca di Papa (Roma)

 

Bibliografia:

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  1. Caporali F., Ecologia per l’agricoltura, Edizioni Utet, 1991.
  2. De Benedictis C., Pisseri F., Venezia P., Con vivere, l’allevamento del futuro, Macro Edizioni, 2015
  3. De Benedictis C. “Problemi comportamentali nel cavallo” Atti  congresso di Omeopatia Veterinaria  Verona  2007
  4. De Benedictis C., Inquinamento da farmaci “ Il Granulo- anno VI  n 15  Primavera 2011
  5. De Benedictis C., Emergenza farmacoresistenza “ Il Granulo- anno VI  n 16  Estate 2011
  6. De Benedictis C., “ Animal machine” ,  Le tecnopatie nel  cavallo  :Atti del convegno  I.O.V.  Società Italiana di Omeopatia Veterinaria “  Bologna 29-30 Ottobre 2011
  7. De Benedictis C. Il cavallo in scuderia : cosa curare ?, 30 Giorni Numero 10  Anno 2011,pag 30-31
  8. Defonseca, M., DMV  Une prairie pour le cheval de loisir, http://www01.vet2vet.net/
  9. Hempel, H.,Scheffczyk, A., Schallnass, H.J., Lumaret, J.P., Alvinerie M., Römbke, J., Toxicity of four veterinary parasiticides on larvae of the dung beetle Aphodius constans in the laboratory, Environ Toxicol Chem. 2006 Dec;25(12):3155-63
  10. Holzer, S., La permacoltura, Macro Edizioni, 2010

 

  1. Jensen, J.,Diao, X., Hansen, A.D., Single- and two-species tests to study effects of the anthelmintics ivermectin and morantel and the coccidiostatic monensin on soil invertebrates,  Environ Toxicol Chem. 2009 Feb;28(2):316-23. doi: 10.1897/08-069.1.

 

  1. Kolar,L., Erzen a,N.K., Hogerwerf L., C., van Gestel, C.A.M., Toxicity of abamectin and doramectin to soil invertebrates, Environmental Pollution Volume 151, Issue 1, January 2008, Pages 182-189

 

  1. Liebig,M., et all., Environmental Risk Assessment of Ivermectin: A Case Study, http://onlinelibrary.wiley.com
  2. Nebbia C, Residui di farmaci e contaminanti ambientali nelle produzioni animali, Edises srl, Napoli, 2009

 

  1. Perry, B.D., Randolph, T.F., Improving the assessment of the economic impact of parasitic diseases and of their control in production animals, Vet Parasitol. 1999 Aug 1;84(3-4):145-68.

 

  1. Pisseri F, De Benedictis C, Roberti di Sarsina P, Azzarello B (2013) Sustainable Animal Production, Systemic Prevention Strategies in Parasitic Diseases of Ruminants. Altern Integ Med 2:106. doi:4172/aim.1000106
  2. Pisseri, F., Allevamento agroecologico, 2012, francescapisseri.it/.
  3. Pisseri, F., Terapia e prevenzione delle parassitosi nell’allevamento agroecologico, in Ati del seminario “Gestione delle parassitosi nell’allevamento biologico”, 2013
  4. The British Horse Society, Advice on pasture management
  5. USDA, NCRS, Missouri Pasture Management, A Guide for owners, 2008
  6. Vaarst, M. et al., Salute e benessere animale in agricoltura biologica, Edagricole Bologna, 2006
  7. Vètèrinairs Sans Frontières Europa, Through agroecology to one health, 3th position paper, 2014
  8. Yoshimura,H.,  Endoh S., Acute toxicity to freshwater organisms of antiparasitic drugs for veterinary use  Environ Toxicol. 2005 Feb;20(1):60-6 PMID:15712325

 

 

 

 

 

 

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Libro di un veterinario animalista “Cuori con la coda”

Articolo di Annalisa Ruffo tratto dal sito http://www.promiseland.it

Veterinari animalisti

Essere veterinari non significa necessariamente avere una coscienza animalista. Essa nasce al di fuori dell’insegnamento asettico e professionale che si riceve durante il corso di studi universitari.
Ma se un veterinario è anche animalista allora il suo diventa “un punto di vista privilegiato, un ponte tra chi ama gli animali e chi li conosce davvero”.

In occasione del Concerto di Natale organizzato dalla Lav nella mia città, ho avuto modo di incontrare Enrico Moriconi, veterinario torinese che si batte per i diritti animali, che ha presentato il suo ultimo libro Cuori con la coda.

Perchè un veterinario diventa animalista e un altro no? “Difficile dirlo”, dice Moriconi. Ed è questo che l’autore ha cercato di ricostruire nel libro: “Ho cercato di rileggere queste storie alla ricerca di quella scintilla che ha cambiato per sempre il mio modo di guardare le altre creature […]. Se cerco le radici di quello che sono ora, passando dalla sensibilità infantile al distacco dell’Università e poi all’empatia attuale, rilevo come il punto di cambiamento sia stato quando, guardando negli occhi un animale, ho visto nell’altro una creatura, un individuo, riconoscendo stati d’animo, come la paura o la curiosità, a me noti”.

Perchè, continua l’autore: “Negli occhi di un animale sofferente si vede tutto il dolore che un organismo può provare, si va oltre la differenza di specie e si capisce come tutti gli organismi viventi condividono le esperienze dolorose”.

Arrivare a questo, scrive, “è semplice: basta riconoscere negli altri occhi il nostro stesso sguardo”. Quando questo accade “non è più possibile far finta di nulla, voltarsi dall’altra parte di fronte allo sfruttamento, alle sofferenze altrui che diventano le nostre”. Non a caso, quando si è trattato di terminare un documentario sulla vita degli animali negli allevamenti intensivi, Moriconi sceglie di chiudere su di un lungo sguardo di un piccolo vitello legato alla sua corta catena.

“Quello sguardo, per chi non distoglie gli occhi, anche metaforicamente, è più di una condanna a tutto il mondo che permette, anche solo con la sua indifferenza, il persistere di situazioni di dolore e sofferenza per gli animali e dice quello che centinaia di parole non potrebbero mai dire”.

Per la maggior parte dei veterinari i clienti non sono il cane, il gatto o il vitello, ma i ‘proprietari’. Le esigenze di questi ultimi vengono prima di quelle dell’animale ‘paziente’. A questo riguardo l’autore racconta: “Mi è capitato di vivere molto con gli animali e questo ha cambiato il mio modo di vedere il loro mondo, anche se il lavoro di veterinario, al contrario di quanto si ritiene comunemente, non favorisce certo l’instaurarsi di rapporti speciali con gli animali. In particolare con quelli detti ‘da reddito’, oggetto di attenzione puramente clinica”.

Ma la loro intelligenza, ribadisce, permette con naturalezza di interagire con loro e sono i limiti dell’essere umano, il suo vedere gli animali solo come oggetti di cure e non come soggetti di diritti, il motivo per cui lo scambio non si realizza. “L’idea della loro presunta inferiorità è la vera barriera”.

Quindi, pur essendo persone il cui mestiere è curare gli animali, la maggior parte dei veterinari non ha del tutto superato la visione aristotelica del mondo, visione secondo cui gli schiavi e gli animali sono nati per servire gli uomini.

Essi sono lo specchio di una società nella quale “mentre alcune persone interloquiscono direttamente con i loro compagni animali, molti se ne stanno in immaginari castelli inviolabili dagli altri esseri. Altri ancora non hanno la voglia o l’occasione di fraternizzare con gli animali. Oppure costruiscono barriere del tutto arbitrarie: il cane o il gatto di casa sono ‘speciali’ e quindi diversi, mentre gli altri possono essere semplici oggetti, cibo, vestiti, divertimento…”.

Annota, quindi, Moriconi: “Mi vengono in mente i milioni di esseri umani che ospitano nelle case cani, gatti, pesci, uccelli, animali esotici, la maggior parte senza cercare di capire il mondo animale al di là dell’essere relegato in casa. Possono viziare e coccolare il gatto, ma non si coinvolgono se vedono un bovino malamente relegato in uno spazio angusto. Non vedono la sofferenza che non sia quella immediatamente vicina a loro. Soffrono per il dolore dell’animale di casa ma non vedono quello altrui. Mangiano la bistecca senza capire quello che accade negli allevamenti e lo stress che rappresentano”.

Attraverso le storie, le narrazioni semplici, a volte curiose, a volte tristi, del libro, Moriconi ripercorre, sul filo dei ricordi, più di trent’anni di vita professionale, raccontando insieme anche il percorso umano che lo ha reso uno dei veterinari più attivi e schierati sul fronte dei diritti animali.

Enrico Moriconi è, infatti, un veterinario che ha cercato di mettersi dalla parte degli animali, non solo per curarne le sofferenze fisiche ma anche per aiutarli ad affermare il proprio diritto alla vita e alla non sofferenza, ponendosi accanto ai movimenti animalisti italiani e fornendo il proprio contributo di esperienza e di passione. “Ci sono molti modi di essere veterinario: io stesso, nel corso di questi anni sono cambiato. Ho iniziato la professione pensando che il mio compito principale fosse quello di curarli, ho finito per comprendere che era mio dovere anche difenderli”.

Per questo, tra le iniziative intraprese da Enrico Moriconi vi è la nascita di un’Associazione per mettere in contatto tutti i veterinari animalisti. “Ho fondato l’A.V.D.A. per costruire insieme a loro una rete, per lavorare insieme a proposte di legge migliorative della situazione degli animali, elaborare pareri, relazioni tecniche, pubblicazioni, documenti scientifici attinenti alla tutela del benessere e dei diritti degli animali, mettendoli a disposizione di enti, magistratura, polizia, cittadini, associazioni animaliste.

Attraverso il sito internet www.avda.it mettiamo a disposizione di tutti l’esperienza e la sensibilità maturata sul campo”.


E, conclude Moriconi, “un motivo di speranza è che vi può essere un cambiamento nei pensieri di ognuno di noi e ciò può portare a modificare il pensiero collettivo”. L’autore cita l’esempio di Tom Regan, uno dei padri del moderno animalismo, che racconta nelle sue memorie e ripete spesso nelle sue conferenze che da giovane sembrava destinato a fare il macellaio. Poi è cambiato il suo modo di guardare agli animali e così è cambiato anche il suo lavoro, il suo impegno e la sua vita.

“Sta crescendo – scrive Moriconi – una nuova sensibilità e sempre più persone condividono l’idea che tutti i viventi sono fratelli, ospiti di una sola terra, riscaldati dallo stesso sole, accomunati da un solo destino di nascita, vita, gioia, sofferenza e morte […]. Chi ancora pensa che l’altro essere sia diverso da sé, può fare il passo se comprende che la sofferenza fisica e psichica è uguale per tutti i viventi”.


Enrico Moriconi
è medico veterinario e presidente dell’Asvep (Associazione culturale veterinaria di salute pubblica). È stato consigliere regionale dei Verdi in Piemonte. È autore di numerose pubblicazioni tra le quali: Nutrirsi tutti inquinando meno a cura del Centro di Documentazione di Pistoia e Medicina veterinaria e bioetica in Quaderni di Bioetica. Ha scritto il soggetto del videoLa fabbrica degli animali presentato a Cinemambiente 1999. È membro del Comitato Scientifico Anti Vivisezione, e dal 1999 del Comitato Scientifico nazionale di Legambiente.

E. Moriconi, Cuori con la coda. Storie di animali e veterinari, Cosmopolis, Torino, 2008.

www.enricomoriconi.it
www.avda.it

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Il benessere del cavallo

mangiare-insieme-002I cavalli in natura sono animali sociali e vivono in gruppo. Non troviamo cavalli soli ad eccezione che siano malati, traumatizzati o vicini alla morte. Il branco comprende due tipi di gruppi sociali: il gruppo dell’Harem in cui lo stallone dominante è accompagnato da diverse fattrici e la loro progenie fino a tre anni di età, e il gruppo degli scapoli che consiste in maschi giovani e stalloni dai tre anni in su. Come un vero gruppo che funziona tutti lavorano per esso secondo uno schema in cui ognuno ha un suo ruolo e un suo rango sociale. Questo schema permette l’armonia sociale, sessuale, parentale, l’exogamia e strategie difensive all’interno del gruppo .

La fattrice capo ha il suo posto al centro del gruppo, ed è protetta da un cerchio di fattrici di rango inferiore, è il membro più importante , ed è colei che prende le decisioni, eletta alla sua posizione dal gruppo con consenso generale. La posizione non è tenuta con l’aggressività né mantenuta con la tirannia.

Lo stallone ha un ruolo difensivo e riproduttivo: non usa la forza per mantenere la disciplina all’interno del branco, ma solo l’autorità, e trascorre parte del suo tempo all’interno del branco per relazionarsi con gli altri membri del gruppo.

Solo in un caso usa la forza, quando giovani femmine e giovani stalloni devono lasciare il gruppo natale e vengono espulsi o per ristabilire la gerarchia dello stallone capo branco. Chi pensa che lo stallone agisca esclusivamente per competizione ha una visione molto riduttiva, lo scopo è l’outbreeding o exogamia, evitare cioè che si instaurino gruppi in consanguineità .

Quando i giovani sono costretti a lasciare il gruppo natale formano il gruppo degli scapoli e cercheranno un altro branco in cui inserirsi. I nuovi arrivi sono oggetto di grande interesse e eccitazione da parte del nuovo gruppo, e due individui dei ranghi più alti affiancheranno essi per la maggior parte del primo giorno, come delle guide, annunciando l’ingresso dei membri al resto del gruppo.

Il branco di cavalli selvatici occupa circa il 75% del suo tempo a mangiare e a ricercare pascoli di buona qualità, mantenendo uno stato di allerta continua e la preparazione a una fuga precipitosa. Ogni individuo può condurre il gruppo verso un nuovo pascolo, al di là del suo stato sociale e età, costituendo un inconscio esempio di democrazia e individualità.

Quando un branco pascola, tutti gli elementi sono dislocati strategicamente in base al loro stato sociale, in cui i due elementi più importanti lo stallone e la fattrice capo sono nel centro, difesi dagli altri, e gli elementi con un basso stato sociale alla periferia. Nel caso di allerta le sentinelle che stanno alla periferia avvertono il gruppo, e la fattrice capo deciderà se scappare e in quale direzione, mentre lo stallone si allontanerà dal gruppo fronteggiando il nemico e dando il tempo anche ai più deboli di scappare.

È praticamente impossibile avvicinare il branco senza essere notati, perfino sottovento.

Un altro fattore, oltre l’organizzazione sociale ,influenza il comportamento dei cavalli selvatici ed è il home range, cioè il raggio d’azione nella zona di appartenenza o pascolo familiare.

Il raggio di azione è l’area che il cavallo copre alla ricerca di cibo , comprende anche le pozze di acqua, l’ombra, i frangivento (zone riparate dal vento) e i rifugi contro gli insetti e può variare da 0,9 a 48 km², impiegando circa 16 ore per pascolo, ingerendo anche 60 kg di erba e percorrendo fino ad 80 km in un giorno. Da questo breve cenno, è possibile mettere in relazione condizioni relative alla vita selvatica rispetto alla realtà dell’addomesticamento

STATO SELVATICO ADDOMESTICAMENTO

Struttura sociale gerarchica di gruppo Carceramento Confinamento Scuderizzazione

Un gran camminatore Uso lavoro e sportivo in momenti determinati

Un gran mangiatore Dieta antifisiologica

Forte interazione con l’ambiente vs Interazione di scuderia ,antifisiologica, lavoro stressante

Istinto di fuga animale preda vs Istinto strumentalizzato dall’uomo per l’apprendimento

LE BASI DI UNA STEREOTIPIA

Il cavallo di plastica

Ogni situazione che si allontana dal sistema di home range e di concetto di gruppo, può avere ripercussioni sul comportamento e pone le basi per l’instaurarsi di una stereotipia.

Nel processo di addomesticamento il cavallo ha dovuto apprendere degli atteggiamenti e l’esperienza che esso ne fa, sia in positivo che in negativo, condizionerà per sempre il suo comportamento.

Per esempio se il cavallo fa un’esperienza di dolore associata a coercizione fisica per un intervento sanitario o di mascalcia con uso del torcinaso, quando si ripresenterà una condizione analoga , reagirà con la paura e con la fuga, e se questa non gli è consentita , con l’aggressione. La spiegazione sta nel processo di condizionamento classico di Pavlov, in cui uno stimolo che inizialmente non dava luogo a nessuna reazione, la ferratura, associato ad una situazione di dolore o di paura che il cavallo fronteggia con la contrarietà e con l’aggressività, perché è stato immobilizzato, esita in un processo di condizionamento tale per cui al ripetersi di quella situazione la reazione che ne seguirà sarà coerente con l’esperienza e con lo stimolo dato.

Stati emozionali riconducibili all’impotenza e alla paura possono ingenerarsi assai precocemente nel cavallo e due sono i momenti critici che potranno segnare l’atteggiamento psico- somatico e mettere le basi per una stereotipia: lo svezzamento e la doma.

Separare precocemente un puledro dalla madre e metterlo in totale isolamento per giorni a piangere cercando un solido riferimento del branco, è purtroppo una cosa assai diffusa. Come una doma violenta a base di maltrattamenti e punizioni, incomprensibili per il cavallo, generano stati di frustrazione e di “distress” cui spesso il cavallo non sa fronteggiare con un adattamento.

Nel cavallo allevato e scuderizzato l’acqua è a disposizione e il cibo non deve essere cercato. Una razione concentrata e fieno può essere consumata in 2 o 3 ore .

I nostri cavalli spendono solo il 15% del tempo nel mangiare e vivono anche isolati dai propri simili.

L’isolamento è uno dei motivi di frustrazione più frequente , toglie al cavallo per es. l’atteggiamento all’allogrooming cioè il pulirsi l’uno con l’altro , che è dimostrato ridurre la frequenza cardiaca e conseguente riduzione dello stress, o camminare in libertà e mangiare in continuazione. E’ stato studiato che maggiore è la distanza che in natura gli animali percorrono a piedi, maggiore è la possibilità che insorgano stereotipie in quella specie.

Esempio classico è il camminare avanti e indietro dei leoni e delle tigri dentro una gabbia di uno zoo.

I cavalli scuderizzati molto spesso vivono in box con grate di ferro che impediscono qualsiasi tipo di socializzazione e spesso vengono tirati fuori solo per essere lavorati. Ma anche mettendo il cavallo da solo al paddock durante la giornata, ha lo stesso effetto, se non può relazionarsi con i suoi simili.

Siamo sicuri che tenendo un animale confinato dentro a un box, noi soddisfiamo il concetto di welfare cioè di benessere?. Il prof. Roger Brambell definì welfare: “ un termine generale che comprende il benessere sia fisico che mentale dell’animale. Ogni tentativo di valutarlo, quindi, deve considerare l’evidenza scientifica disponibile relativa alle sensazioni degli animali, derivabile dalla loro struttura, dalle loro funzioni e dal loro comportamento.” Elencò anche le 5 libertà :

Libertà dalla sete, fame e malnutrizione

Disponibilità di un riparo appropriato e confortevole

Prevenzione, diagnosi e rapido trattamento delle lesioni e delle patologie

Libertà di attuare modelli comportamentali normali

Libertà dalla paura e dal distress

(British Farm Animal Welfare Council, 1979)

COMMENTO

Libertà dalla sete, fame e malnutrizione L’uso di complessi vitaminici e integratori cercano di supplire a una malnutrizione di tipo qualitativo

Disponibilità di un riparo appropriato e confortevole Il riparo confortevole è finalizzato al management e dunque un box che per quanto confortevo, crea isolamento

Prevenzione, diagnosi e rapido trattamento delle lesioni e delle patologie Vengono curate le patologie al fine di rendere abile l’animale per l’uso stabilito. Se non è economicamente vantaggioso si ricorre all’eutanasia o mattatoio

Libertà di attuare modelli comportamentali normali Per attuare questa libertà tutti i cavalli dovrebbero essere lasciati liberi in paddock a socializzare con i propri simili con un pascolo a disposizione

Libertà dalla paura e dal distress Dipende dalla relazione uomo-animale, quali modelli l’uomo mette in atto per lo svezzamento, doma e allenamento

Esistono diversi livelli di adattamento allo stress che possono essere più o meno rapidi e/o reversibili tenendo in considerazione gli aspetti genetici, fisiologici e comportamentali. Se lo stressore per l’organismo impatta in modo eccessivo i suoi sistemi di controllo, riduce le capacità di adattamento dell’animale provocando modificazioni a livello fisico e comportamentale.

STIMOLO —-STRESS —— ADATTAMENTO

STIMOLO —STRESS ——-NON ADATTAMENTO —— DISTRESS

I cavalli possono diventare anche molto fobici, aggressivi e pericolosi, perdendo di valore economico fino a contemplare eliminazione del soggetto con l’eutanasia o il mattatoio. Da ciò si ricava che l’equilibrio bioetico del benessere animale è fortemente condizionato dal criterio economico.

I comportamenti abnormi nei cavalli stabulati vengono chiamati vizi come se il cavallo fosse colpevole di questo, scaricando sul cavallo inoltre la responsabilità del suo comportamento.

L’approccio omeopatico è multifattoriale perché prende in considerazione tutti gli aspetti della vita

del cavallo storia remota, stato emozionale,ambiente in cui vive, alimentazione concentrata e fieno, patologie in atto, dolori sub clinici, tempo trascorso all’aria aperta, interazioni sociali . L’approccio omeopatico in ippiatria ha dunque gli strumenti per affrontare un caso complesso in quanto possiede nei suoi fondamenti una visione psico -emozionale e somatica integrata .

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Benessere dei bovini da carne

Si elencano le condizioni minime di benessere per i bovini da carne

No adulti e vitelli legati

No aree buie e passaggi stretti per il loro sistema di visione

No rumori di tono basso

No spostamento dei vitelli prima dei sette giorni

No inserimento nel gruppo sociale durante svezzamento

No pavimento scivoloso
aree ombreggiate d’estate

Cura dei piedi

Almeno 5 cm di paglia o segatura

Luminosità che favorisca il riposo

Facilitazione per salire e scendere dai veicoli

I vitelli devono avere contatto tattile

Identificazione mediante marchiatura a freddo

Tenere lontano i cani

Castrazione con anestesia

Vietato isolamento

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Il benessere degli Ovi-caprini

mastite-pecora-gruppoEffetti del pascolo sul benessere animale

Esigenze etologiche

Al pascolo gli ovini trovano gli spazi per svolgere nel modo più naturale le loro attività.

Le pecore sono animali sociali, formano un gregge all’interno del quale si definiscono gerarchie e nel quale le diverse categorie di soggetti, distribuendosi liberamente nello spazio, esplicano le loro dinamiche etologiche.

L’ambiente di allevamento non sarà mai un ambiente naturale, ma si avvicinerà a condizioni naturali quanto maggiori saranno gli spazi a disposizione degli animali e la libertà nel muoversi indisturbati nel loro ambiente di vita.

Movimento

Il movimento esercitato dagli animali è una vera e propria ginnastica funzionale e respiratoria che si ripercuote positivamente sul tono muscolare e sulla salute dell’apparato cardiocircolatorio.

Gli allevatori ne riscontrano gli effetti positivi in termini di facilità di parto e di minore incidenza delle malattie.

Riduzione dello stress e sviluppo delle difese immunitarie

Negli animali che godono di ampie disponibilità di pascoli si nota, rispetto agli animali allevati in stalla, un minore stress da allevamento e di conseguenza un maggior sviluppo di difese immunitarie.

In altre parole gli animali meno stressati sono più sani e hanno bisogno di minori cure.

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